Spari a Mignechi, in primo grado cadde accusa di tentato omicidio: chiesta inammissibilità ricorso pm

L'inammissibilità dell'appello è stata motivata facendo richiamo alla modalità di presentazione. Questioni procedurali che potrebbero chiudere il giudizio di secondo grado

22 settembre 2026 19:57
Spari a Mignechi, in primo grado cadde accusa di tentato omicidio: chiesta inammissibilità ricorso pm -
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Gela. Per la difesa del quarantenne Valerio Caiola, l'appello proposto dalla procura è inammissibile. L'eccezione è stata formalizzata, davanti ai giudici della Corte d'appello di Caltanissetta dagli avvocati Filippo Spina e Marco Granvillano. Caiola, in primo grado, venne condannato a due anni e otto mesi per minaccia. Cadde invece la contestazione più pesante, quella di tentato omicidio. Una decisione che indusse i pm a promuovere l'impugnazione. In contrada Mignechi, l'imputato fece fuoco, con un'arma, contro la vettura di tre parenti, a loro volta proprietari di aree agricole, al pari dello stesso Caiola. Per la procura, il quarantenne sparò nonostante in auto ci fossero i tre rivali, padre e due figli. Venne arrestato dai poliziotti. Secondo la difesa, invece, non sono mai emersi riscontri concreti per ritenere che fossero nell'auto. L'inammissibilità dell'appello è stata motivata facendo richiamo alla modalità di presentazione. Questioni procedurali che potrebbero chiudere il giudizio di secondo grado. A fine ottobre, la corte nissena si pronuncerà. Per la procura generale e per il legale dei tre parenti, costituiti parte civile con l'avvocato Davide Limoncello, ci sono invece i presupposti per andare avanti nel giudizio. La procura impugnò la decisione del collegio penale del tribunale di Gela ritenendo che sussista il reato di tentato omicidio. Un video prodotto dalle parti civili dovrebbe dire di più rispetto a quanto accade a Mignechi. Secondo i difensori di Caiola, neanche le immagini darebbero una contezza effettiva. I contrasti tra l'imputato e i tre parenti, nel tempo, portarono ad altri procedimenti che li contrappongono. Caiola, davanti ai giudici del tribunale di Gela, spiegò di aver sparato perché stanco di subire vessazioni. Una versione negata dalle parti civili, che successivamente hanno deciso di fornire il video, nel quale peraltro si accenna a un'arma che a loro volta avrebbero avuto a disposizione e che ha portato all'avvio di un altro procedimento parallelo, a loro carico.

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