Spaccio di cocaina a Baracche e armi, l'inchiesta "White sheep": imputati davanti al gup
Lo spaccio e i contatti con i clienti sarebbero stati costanti
Gela. Era soprattutto la drogam in primis la cocaina, quella che concentrava, secondo gli investigatori, le mosse del venticinquenne Emanuele Curvà, finito al centro dell'inchiesta “White sheep” e attualmente detenuto. La difesa del giovane, sostenuta dagli avvocati Francesco Salsetta e Filippo Di Mauro, ha optato per il giudizio abbreviato. Intorno al venticinquenne si sviluppa il nucleo principale delle contestazioni mosse dai pm della procura, che coordinarono l'inchiesta condotta dai carabinieri. Lo spaccio e i contatti con i clienti sarebbero stati costanti. Va verso il patteggiamento un altro coinvolto, Carmelo Salvatore Curvà. Attraverso i legali che lo assistono, ha optato per il giudizio ordinario Crocifisso Curvà, padre di Emanuele Curvà. Sul loro nucleo familiare i carabinieri avviarono accertamenti e un'attività di monitoraggio. Il punto di riferimento, per la droga, sarebbe stato un vano adibito a garage, nella zona di Baracche. In udienza preliminare ne rispondono altri coinvolti. Si tratta di Emanuela Antonuccio, Paolo Cavallo, Grazia Mondello, Rosaria Mondello, Orazio Sauna, Mirko Sauna e Cesare Schembri. Sono assistiti dagli avvocati Francesco Salsetta, Filippo Di Mauro, Dario Romano, Flavio Sinatra e Giuseppe Fiorenza. I Curvà, stando agli investigatori, avrebbero avuto la disponibilità di armi. Davanti al gup del tribunale si tornerà a settembre.
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