Smartphone in spiaggia: ci si rilassa davvero?

Il relax oggi non dipende solo dal luogo in cui ci troviamo, ma dalla capacità di disconnetterci.

11 luglio 2026 12:55
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Gela. Una volta nella borsa da mare non mancavano il telo, il cruciverba, un libro e i racchettoni. Oggi la prima cosa che si porta in spiaggia è lo smartphone.

In spiaggia il telefono è diventato un compagno quasi inevitabile. Serve per controllare messaggi, ascoltare musica, orientarsi, fotografare il tramonto. Il fenomeno non riguarda solo i più giovani. Secondo osservatori e psicologi, la difficoltà a staccarsi dallo schermo accompagna ormai tutte le età. Anche sotto l’ombrellone, molti alternano momenti di relax a controlli compulsivi delle notifiche, trasformando il tempo libero in una connessione permanente.

C’è poi il peso dei social network. La spiaggia non è più soltanto un luogo da vivere, ma spesso anche da raccontare. Foto, video e storie diventano parte dell’esperienza, al punto che per alcuni il momento sembra contare meno della sua pubblicazione. Il rischio è quello di guardare il mare attraverso il display, invece che con gli occhi. Eppure cresce anche il desiderio opposto: quello di una pausa digitale. Sempre più persone scelgono di lasciare il telefono nello zaino per qualche ora, riscoprendo il piacere di leggere, parlare, nuotare o semplicemente non fare nulla. Un piccolo gesto che, in un’estate iperconnessa, può diventare una forma concreta di benessere.

Forse la vera notizia è proprio questa: il relax oggi non dipende solo dal luogo in cui ci troviamo, ma dalla capacità di disconnetterci. In spiaggia, come altrove, il lusso più raro potrebbe essere tornare presenti.

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