Siti archeologici senza custodia: l’allarme del gruppo archeologico Gelòi
Il Gruppo Archeologico Ghelòi chiede soluzioni immediate e propone il coinvolgimento di privati per garantire la fruizione dei siti, nel rispetto della tutela pubblica.
Gela. Le mura greche di Capo Soprano restano senza custodia. L’unico addetto alla sorveglianza è infatti andato in pensione e, ad oggi, non è stato previsto alcun sostituto. Una situazione che di fatto compromette la fruizione di uno dei siti archeologici più importanti della città e riaccende il dibattito sulla gestione del patrimonio culturale gelese. Il problema della carenza di personale non riguarda soltanto le mura di Capo Soprano. Anche il Museo del Mare e il Museo archeologico regionale si trovano in una fase di stallo: entrambi non hanno ancora una data certa di apertura, a causa delle difficoltà legate alla gestione tra Regione e Soprintendenza. Un’impasse che rischia di vanificare gli investimenti effettuati e di lasciare inutilizzati spazi culturali fondamentali per la città. A intervenire sulla questione è Giuseppe La Spina, membro del Gruppo Archeologico Ghelòi, che sottolinea come sia ormai indispensabile affrontare in modo strutturale il tema della fruizione e della valorizzazione dei siti.
«La tutela resta una competenza esclusiva della Soprintendenza e non può essere messa in discussione – spiega La Spina – ma la fruizione e la valorizzazione possono e devono essere garantite anche attraverso il coinvolgimento di soggetti esterni».
Secondo La Spina, la carenza cronica di personale nei parchi archeologici siciliani è una realtà ormai consolidata, aggravata dall’assenza di nuove assunzioni. Proprio per questo, in molte aree dell’Isola, come Agrigento, Morgantina e diversi siti della provincia di Trapani, la collaborazione con privati e associazioni rappresenta una soluzione già sperimentata con successo.
«Non si comprende perché un modello già adottato altrove non venga preso in considerazione anche a Gela – afferma La Spina – soprattutto in presenza di emergenze evidenti come l’assenza di custodi e l’impossibilità di aprire regolarmente musei e aree archeologiche».
Tra i siti che potrebbero beneficiare di una gestione condivisa, oltre alle mura di Capo Soprano, figurano il Bosco Littorio e altre aree di grande valore storico oggi poco accessibili. Il Gruppo Archeologico Ghelòi chiede quindi alla Regione e alla Soprintendenza di avviare un confronto concreto per individuare soluzioni immediate che consentano l’apertura e la fruizione dei beni culturali cittadini.
«Lasciare chiusi i siti per mancanza di personale – conclude La Spina – significa privare Gela della sua storia e di una reale opportunità di sviluppo culturale e turistico».
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