"Sfruttamento del lavoro", guardie giurate denunciarono: competenza passa al collegio penale
In aula, c'erano diversi lavoratori che segnalarono le presunte irregolarità e le violazioni patite
Gela. La competenza viene trasferita al collegio penale del tribunale. Lo ha stabilito il giudice Fabrizio Giannola, davanti al quale è arrivato il procedimento che avanza accuse di sfruttamento del lavoro a carico di allora vertici della società di vigilanza privata Ancr. Furono diversi dipendenti, una ventina costituiti parti civili, a sollevare il caso e a sporgere denuncia. Partì un'inchiesta che ha portato al rinvio a giudizio di due imputati, Claudia Debole e Giuseppe Di Dio Ciantia, oltre alla stessa società, attualmente in amministrazione. Il giudice, questa mattina, valutando soprattutto le aggravanti contestate agli imputati ha individuato la competenza del collegio penale del tribunale. La difesa, con il legale Antonio Grippaldi, si è opposta, ritenendo che non sussistano le condizioni per una diversa definizione della competenza, da mantenere, secondo le conclusioni poste, davanti al giudice monocratico. I lavoratori sono costituiti parti civili, con i legali Riccardo Balsamo e Liliana Bellardita, che invece non si sono opposti alla diversa competenza, al pari del pm Tiziana Di Pietro. Il prossimo maggio, saranno i giudici del collegio a occuparsene. In aula, c'erano diversi lavoratori che segnalarono le presunte irregolarità e le violazioni patite. Ancr operava nel servizio di vigilanza soprattutto nei siti locali di Eni. Nel provvedimento che dispone il giudizio, si fa richiamo a condizioni da “sfruttamento”. Per l'accusa, le retribuzioni sarebbero state assolutamente non in linea con le ore di lavoro, assai maggiori rispetto alle spettanze finali. Le guardie giurate sarebbero state sottoposte a condizioni materiali di lavoro, al limite. Neanche i riposi sarebbero stati rispettati e la condotta degli imputati è stata indicata come “antisindacale”. I dipendenti, sulla base delle contestazioni, erano inoltre costretti a straordinari fino a dodici ore giornaliere, poi non retribuiti per come previsto dalla normativa. Sarebbero stati minacciati di licenziamento, nel caso di eventuali recriminazioni. Tutti punti che la difesa esclude.
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