Sequino ucciso undici anni fa, i Liardo e Raniolo assolti anche in appello
La decisione della Corte d'assise d'appello, facendo leva sull'assenza di riscontri effettivi tali da collegare i Liardo e Raniolo all'azione di morte, si è espressa per la conferma della pronuncia di primo grado
Gela. Assoluzione confermata, in appello, per il cinquantaduenne Nicola Liardo, per il figlio ventinovenne Giuseppe Liardo e per il trentaseienne Salvatore Raniolo. Erano accusati dell'omicidio del tassista Domenico Sequino, ucciso nel dicembre del 2015, in pieno centro storico, a poca distanza dalla chiesa Madre. La decisione è arrivata dalla Corte d'assise d'appello di Caltanissetta, che si è pronunciata nelle prime ore del pomeriggio di oggi, a conclusione di una camera di consiglio durata circa cinque ore. Era stata la procura a impugnare le tre assoluzioni, pronunciate in primo grado dalla Corte d'assise nissena. Il pg, nelle sue conclusioni, al culmine di ulteriori verifiche tecniche soprattutto sul contenuto di alcune intercettazioni, aveva indicato la condanna a venticinque anni di reclusione ciascuno per i Liardo e per Raniolo, considerandoli coinvolti nell'organizzazione e nell'esecuzione dell'omicidio. Sequino fu raggiunto da colpi di pistola alle spalle che non gli lasciarono scampo. Per gli investigatori, a fare fuoco sarebbe stato Raniolo, arrivato in corso Vittorio Emanuele in sella a uno scooter, guidato da un complice, mai identificato. Stando alle contestazioni, l'azione di morte venne decisa dai Liardo, per un presunto contrasto sorto con Sequino circa una somma di denaro che il tassista non avrebbe restituito a Nicola Liardo. Una ricostruzione che le difese, con gli avvocati Giacomo Ventura, Davide Limoncello, Flavio Sinatra e Antonio Gagliano, hanno sempre ritenuto priva di fondamento. I Liardo, secondo i loro legali, non avrebbero avuto ragioni di astio verso Sequino. In più occasioni, sul contenuto di alcune intercettazioni captate in carcere, durante la detenzione di Nicola Liardo, si è posta l'esigenza di perizie tecniche. Per l'accusa, conterebbero frasi collegabili all'omicidio. I difensori, attraverso una perizia di parte affidata al perito informatico forense Gabriele Ptzianti, hanno ribadito che quegli audio non hanno attinenza alla vicenda del delitto Sequino. Proprio le perizie, su questo punto, si sono rivelate decisive. La famiglia della vittima, assistita dall'avvocato Salvo Macrì, fin dall'inizio delle indagini ha seguito il procedimento. In primo grado e poi in appello, il legale ha concluso per il riconoscimento della colpevolezza dei tre imputati. La decisione della Corte d'assise d'appello, facendo leva sull'assenza di riscontri effettivi tali da collegare i Liardo e Raniolo all'azione di morte, si è espressa per la conferma della pronuncia di primo grado, che con l'assoluzione fece venire meno le misure detentive applicate ai tre accusati. Le motivazioni saranno depositate nel termine di novanta giorni.
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