Riceveva acqua non potabile, "non avrebbe dovuto pagare neanche il 50%": accolto ricorso
Nelle motivazioni indicate dalla Corte di Cassazione, si precisa che la fornitura di acqua non potabile equivale a una “difformità del bene consegnato rispetto a quello pattuito”
Gela. Non avrebbe dovuto pagare la bolletta idrica per quattro anni, dal 2006 e fino al 2010, neanche il cinquanta per cento che venne versato, perché l'acqua fornita alla sua utenza era “non potabile”. I giudici della Corte di Cassazione, ancora una volta, come già accaduto per altri utenti locali, hanno riconosciuto che la titolare dell'allaccio aveva diritto a non pagare dato che il gestore Caltaqua, fornendo acqua non potabile, è risultato inadempiente rispetto a ciò che stabilisce il contratto con gli utenti. I giudici romani hanno accolto il ricorso avanzato, nell'interesse dell'utente (che chiede un risarcimento), dagli avvocati Lucio Greco e Mario Greco. E' stato disposto l'annullamento con rinvio della decisione emessa dal tribunale di Gela, che al pari della precedente decisione del giudice di pace, aveva individuato la prescrizione, escludendo il termine decennale e facendo prevalere quello annuale. Nelle motivazioni indicate dalla Corte di Cassazione, si precisa che la fornitura di acqua non potabile equivale a una “difformità del bene consegnato rispetto a quello pattuito” e quindi “incide sulla natura e sull'individualità, consistenza e destinazione della stessa, in modo da potersi ritenere che essa appartenga ad un genere del tutto diverso da quello posto a base della decisione del compratore di effettuare l'acquisto, o quando la cosa consegnata presenti difetti che le impediscono di assolvere alla sua funzione naturale o a quella concreta assunta come essenziale dalle parti, facendola degradare in una sottospecie del tutto diversa da quella dedotta in contratto”. Per la Cassazione, le precedenti decisioni di primo e secondo grado vertevano sulla considerazione del caso di specie come semplice “azione per vizi e mancanza di qualità del bene somministrato”. I legali di Caltaqua hanno concluso per respingere il ricorso. Con la decisione favorevole all'utente, dovrà essere ancora il tribunale di Gela a pronunciarsi, seguendo però le indicazioni poste dalla Cassazione.
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