Porto insabbiato, crisi industriale, sanità depotenziata e dissesto, Raniolo: "Lascito del Pd"

Per Raniolo, la questione morale, invocata dai dem quanto alle inchieste giudiziarie che toccano anche esponenti di spicco del partito della Meloni, è invece da ribaltare

11 agosto 2026 21:59
Porto insabbiato, crisi industriale, sanità depotenziata e dissesto, Raniolo: "Lascito del Pd" - Ignazio Raniolo
Ignazio Raniolo
Condividi

Gela. Fratelli d'Italia, in queste settimane, ha deciso di stare nel campo dell'opposizione intransigente, in città. I meloniani non hanno aderito alla mobilitazione per il potenziamento della sanità, avviata dal sindaco Terenziano Di Stefano e dalla sua amministrazione, e anzi la considerano una modalità sbagliata. Allo stesso tempo, attraverso diversi dirigenti cittadini, stanno attaccando senza se e senza ma Di Stefano e il suo modus operandi, parlando, come ha fatto il dirigente Diego Iaglietti, di una “città allo sbando”, senza tralasciare la nomina, sostenuta dal sindaco, del commercialista Giovanni Tomasi alla presidenza del collegio sindacale della Srr4, che sovraintende il ciclo rifiuti. Un altro dirigente di lungo corso del partito del premier Meloni, Ignazio Raniolo, invece punta i dem, che negli scorsi giorni, a loro volta, hanno richiamato la pesante questione morale che ha toccato diversi esponenti regionali e non solo di Fratelli d'Italia. Per Raniolo, che è vicepresidente provinciale del partito, la vera questione morale è da rintracciare nell'eredità politica dei dem. Raniolo addebita al Pd la riconversione della raffineria Eni, la perdita dei posti di lavoro, il dissesto dell'ente municipale e pure il depotenziamento del nosocomio "Vittorio Emanuele". “Ricordiamo bene cosa hanno prodotto quasi trent’anni di amministrazioni e di potere politico del Partito democratico e del centrosinistra in città, con rappresentanti a tutti i livelli: comunale, provinciale, regionale e nazionale. Ricordiamo soprattutto la chiusura della raffineria. Ricordiamo l’allora premier del Pd Matteo Renzi arrivare in città nel giorno di Ferragosto, accolto in pompa magna dai rappresentanti locali del suo partito. Quella che veniva raccontata come una nuova stagione per la città ha significato, invece, per centinaia di lavoratori la perdita del posto e per tante famiglie la necessità di lasciare la propria città per cercare altrove un futuro. Una ferita economica e sociale che ha lasciato un solco profondo e che Gela paga ancora oggi. Ricordiamo la privatizzazione del servizio idrico, con i cittadini gelesi costretti a fare i conti con tariffe tra le più alte d’Italia e con un servizio che continua a presentare enormi criticità. Ricordiamo il dissesto finanziario del Comune. Perché - dice - il dissesto non è una formula contabile e non appartiene al passato: il dissesto lo stanno pagando oggi i cittadini gelesi, attraverso tributi e tariffe comunali portati ai livelli massimi previsti dalla legge. È il conto che viene presentato alle famiglie e alle imprese dopo anni di scelte politiche e amministrative. Ricordiamo il porto lasciato insabbiare fino a diventare inutilizzabile. Ricordiamo la progressiva perdita di reparti e servizi del nostro ospedale, dalla neurologia alla psichiatria e un depotenziamento avvenuto negli anni senza che chi rappresentava politicamente questa città riuscisse a invertire la rotta. Questo è il bilancio politico sul quale il Pd dovrebbe confrontarsi con Gela. Perché mentre la città perdeva industria, posti di lavoro, servizi, reparti e infrastrutture, una cosa non è mai mancata: le carriere politiche personali di chi quella stagione l’ha attraversata e rappresentata. Oggi non provino a nascondersi dietro l’amministrazione Di Stefano”. Per Raniolo, la questione morale, invocata dai dem quanto alle inchieste giudiziarie che toccano anche esponenti di spicco del partito della Meloni, è invece da ribaltare. “Il Pd governa oggi la città insieme a pezzi del centrodestra e nella precedente legislatura ha governato con altri pezzi del centrodestra. Evidentemente le appartenenze e le differenze politiche diventano importanti soltanto quando servono per attaccare Fratelli d’Italia. Quando invece bisogna occupare una posizione di governo, la coerenza può tranquillamente essere messa da parte. Non accettiamo quindi – aggiunge - lezioni di coerenza da chi, nella politica cittadina, di coerenza ne ha dimostrata davvero poca. Adesso il Pd chiede dove sono i meloniani?. Siamo qui. Non abbiamo alcuna difficoltà a confrontarci, su ogni tema, con il Partito democratico. Ma il confronto facciamolo fino in fondo. Senza cancellare la storia politica di questa città e senza comportarsi come se tutto quello che oggi non funziona a Gela fosse nato negli ultimi due anni. Noi sappiamo perfettamente che c’è ancora moltissimo da fare. Non abbiamo mai sostenuto il contrario. Ma non accettiamo lezioni da chi ha avuto decenni di responsabilità politica e amministrativa e oggi prova a presentarsi come semplice spettatore dei problemi che Gela si trascina dietro. La questione morale, in politica, significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte e delle conseguenze che queste hanno prodotto sulla vita delle persone. Allora parliamo della responsabilità morale e politica per una città che ha perso centinaia di posti di lavoro, per le famiglie costrette ad andare via, per un porto lasciato insabbiare, per i reparti ospedalieri chiusi, per un Comune arrivato al dissesto e per i cittadini che oggi ne pagano le conseguenze attraverso tasse e tariffe al massimo. È questa la questione morale che rilanciamo al Partito democratico: quella dei disastri politici e amministrativi lasciati sulle spalle dei cittadini e della città. Prima di impartire lezioni agli altri, abbiano almeno il coraggio di fare i conti con ciò che hanno lasciato. Noi siamo pronti a rispondere delle nostre scelte e delle nostre responsabilità. Provino a fare lo stesso con i loro trent’anni”.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail

Segui Quotidiano di Gela