Porto, alta tensione: Tardino "sindaco fa allarmismo", Di Stefano "nega che i 4 milioni sono della città"
Nella missiva inviata al primo cittadino, il presidente Tardino sottolinea che i quattro milioni delle compensazioni sono di pertinenza dell'Autorità. Di Stefano, "vado avanti e scriverò a tutti gli organi preposti"
Gela. Nessun riscontro dall'Autorità della Sicilia occidentale alle reiterate richieste di incontro, formalizzate anche attraverso il tavolo permanente istituito a Palazzo di Città, ma sul porto rifugio e sui lavori mai partiti è tensione istituzionale, di non poco conto. Il presidente dell'Autorità, l'ex parlamentare europea Annalisa Tardino, ha inoltrato una nota in municipio, con destinatario il sindaco Terenziano Di Stefano. Il primo cittadino, l'assessore con delega Peppe Di Cristina e ancora il tavolo permanente e il comitato pro-porto, ormai da mesi pongono la questione di un iter ancora una volta a scartamento ridotto e con nessuna novità all'orizzonte, nonostante la recente autorizzazione della capitaneria per nuovi rilievi dei fondali, necessari alla caratterizzazione. Il sindaco ha già comunicato pubblicamente che davanti a una stasi di questo tipo è pronto a revocare l'accordo e a richiedere la restituzione dei circa quattro milioni di euro, dalle compensazioni Eni, sulla carta destinati ai lavori ma a oggi rimasti in una condizione di sospensione, quasi totale. Per il presidente Tardino, invece il sindaco dovrebbe “dedicarsi a ciò che è più pertinente alle sue prerogative”. Nella missiva, Tardino sottolinea che i quattro milioni delle compensazioni sono di pertinenza dell'Autorità. “Nel riaffermare la centralità delle proprie funzioni istituzionali si esorta, pertanto, il signor sindaco ad astenersi dal formulare vane richieste di revoca di contributi economici destinati al porto di Gela di cui è beneficiaria esclusivamente l’Autorità portuale della Sicilia occidentale, finalizzate a creare solo strumentali allarmismi sociali”, riporta la nota giunta dall'Autorità. I toni sono duri e Tardino richiama proprio le dichiarazioni pubbliche del sindaco. “Non si comprende, pertanto, a che titolo il Comune di Gela possa spingersi a chiedere la revoca dell’accordo che venne sottoscritto con la Regione e la restituzione dei quattro milioni di euro delle compensazioni di Eni, dichiarando ai giornali che queste ultime siano della città”, aggiunge il presidente che richiama l'esigenza di individuare ulteriori fondi economici, “candidando su più linee di finanziamento, regionali, nazionali e financo europee” il progetto di dragaggio del sito locale. “Dal presidente dell'Autorità portuale, magari, un rimprovero istituzionale me lo sarei aspettato – dice il sindaco Di Stefano – ci può stare ma allo stesso tempo mi sarei aspettato la fissazione di un incontro, che ho richiesto in più occasioni. Invece, nulla di tutto questo. Addirittura, arriva a sostenere che i soldi delle compensazioni della nostra città non sono dei gelesi. Io vado avanti e continuerò a scrivere a tutte le autorità preposte. Per me, se la situazione rimane questa, Gela può uscire da quell'accordo e dovrà riavere i quattro milioni. Risponderò a questa comunicazione del presidente dell'Autorità”.
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