Pizzardi: "La protesta del sindaco è una farsa, i medici non ci sono in tutta la Sicilia"
L'ex assessore Antonio Pizzardi continua a essere molto critico verso la mobilitazione avviata dal sindaco Terenziano Di Stefano e dalla sua amministrazione comunale
Gela. “Portare avanti la protesta è semplicemente una farsa che fa scena”. L'ex assessore Antonio Pizzardi continua a essere molto critico verso la mobilitazione avviata dal sindaco Terenziano Di Stefano e dalla sua amministrazione comunale, per un potenziamento del sistema sanitario cittadino. “Il sindaco in piazza combatte contro i fantasmi: i medici in Sicilia semplicemente non esistono. Il sindaco si agita in mezzo alla folla, alza il megafono e grida contro il palazzo. Accusa Roma e la Regione di abbandonare l'ospedale di Gela. Ma la sua rabbia punta nel posto sbagliato. Non c'è un complotto politico dietro la corsia vuota. Non c'è un assessore che nasconde i camici bianchi nei cassetti. La verità è nuda e cruda – dice Pizzardi - i medici non ci sono. Punto. Non è una scelta di parte. Non è un dispetto del governo regionale contro la città. La carenza di personale sanitario divora l'intera Sicilia allo stesso modo. A Gela come a Enna, a Caltanissetta come a Siracusa, i reparti restano sguarniti perché i concorsi vanno deserti. Le università non laureano abbastanza specialisti e quelli che ci sono fuggono al nord o all'estero”. Ieri, seppur il governo regionale abbia autorizzato sedici milioni di euro per la progettazione del nuovo ospedale, Di Stefano ha riferito che la mobilitazione andrà avanti. “Protestare sotto il sole con la fascia tricolore fa scena. Riempie i telegiornali della sera e dà sollievo alla pancia della piazza. Ma è una battaglia di facciata. Una sceneggiata che urla contro il vuoto. Il sindaco – aggiunge Pizzardi - sa bene che non serve a nulla gridare contro un muro che non ha colpe amministrative. Continuare questa farsa significa prendere in giro i cittadini. Servirebbero idee razionali, tavoli tecnici seri e proposte concrete per attrarre chi non vuole venire, non i cori da stadio. La poltrona del pronto soccorso non si riempie con gli slogan”.
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