Musto capace di intercedere a Gela, "malato di malavita": intervenne per contesa su piazze di spaccio

Per gli inquirenti, Alberto Musto, nel controllo dell'affare della droga, sarebbe intervenuto pure per dirimere controversie sulle piazze di spaccio a Gela

22 aprile 2026 22:06
Musto capace di intercedere a Gela, "malato di malavita": intervenne per contesa su piazze di spaccio -
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Gela. Il ruolo di guida del gruppo di Cosa nostra, sul territorio, che gli investigatori legano al niscemese Alberto Musto, già condannato per i fatti della prima inchiesta “Mondo opposto”, viene tracciato ulteriormente anche rispetto alla sua capacità di intercedere a Gela. Nell'attività investigativa condotta dai carabinieri, coordinati dai pm della Dda nissena, fu ricostruito un incontro che Sergio Musto, fratello di Alberto, ebbe direttamente con Gianluca Pellegrino (non coinvolto nell'indagine), secondo gli investigatori figura di rilievo nel contesto mafioso di Cosa nostra, per la famiglia Emmanuello. Proprio Pellegrino, durante la conversazione, elogiava a suo modo Alberto Musto, “è malato di malavita”, diceva. Lo stesso Pellegrino indugiò parecchio sulla capacità dei Musto di collocarsi in contesti economici “puliti”, che gli avrebbero potuto garantire introiti, come nel caso dello smaltimento degli oli esausti. “E dico i terreni…siete dei bastardi, sempre pulito ah! Farina cose…tutto nel tutto nel legale. Ora sta facendo pure…pure con lo smaltimento dico”, ripeteva Pellegrino. Per gli inquirenti, Alberto Musto, nel controllo dell'affare della droga, sarebbe intervenuto pure per dirimere controversie sulle piazze di spaccio a Gela. Un contatto di riferimento sarebbe stato Giuseppe Sammartino, trentaseienne raggiunto da misura di custodia cautelare in carcere. I carabinieri hanno ricostruito vari episodi di spaccio, attribuiti proprio a Sammartino che però, stando agli inquirenti, era entrato in contrasto con Salvatore Azzarelli (non indagato). Aspetti indicati, nelle intercettazioni di Francesco Torre, a sua volta toccato dall'inchiesta. Sammartino sarebbe riuscito a incontrare Alberto Musto, facendogli presente la vicenda del contrasto con Azzarelli. Per Torre, l'interessamento di Musto poteva essere molto importante, per far comprendere che a Gela Sammartino era protetto dai niscemesi.

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