Musei chiusi e siti al palo, Incardona: "Fallimento Regione e scarsa incisività locale"
"Si parla tanto di cultura ma oggi l’amministrazione ha deciso di fare rimanere la cultura prigioniera dell’indifferenza", sostiene l'ex assessore
Gela. Una gestione dei siti archeologici locali "fallimentare". L'ex assessore Salvatore Incardona, che durante il suo mandato ebbe interlocuzioni dirette con l'attuale assessore della giunta Schifani Francesco Scarpinto, chiama in causa proprio il governo regionale e gli esponenti di Fratelli d'Italia. "La situazione del patrimonio archeologico gelese merita veramente di essere etichettato come caso Gela. Ancora una volta Gela viene dimenticata. Il patrimonio archeologico cittadino, tra i più importanti della Sicilia, è oggi in uno stato di abbandono, oserei dire, istituzionalizzato. I musei restano chiusi e cosa più grave che presso il sito delle mura Timoleontee, autentico simbolo della nostra storia, custode è andato in pensione e nessuno si è curato di sostituirlo. Un fallimento totale dell’assessorato regionale ai beni culturali, guidato dall’assessore Scarpinato, già in passato criticato durante il mio mandato assessoriale nell’amministrazione Greco. Proprio in quegli anni, avevo formalmente scritto alla Regione per denunciare la gestione scellerata e disattenta riservata a Gela. Gravissimo anche il comportamento ed silenzio del Parco Archeologico di Gela, che avrebbe dovuto programmare per tempo la ricognizione del personale, come da me richiesto già all’allora assessore Elvira Amata. Nulla è stato fatto. Nessuna risposta. Nessuna assunzione di responsabilità. È inaccettabile che l’amministrazione comunale, che tanto si vanta di avere credibilità istituzionale, non sia nemmeno stata informata del disservizio in atto. Un’assenza di autorevolezza istituzionale che pesa come un macigno", dice Incardona che fa riferimento anche all'incisività, vacillante, dell'azione amministrativa della giunta locale. "Chi oggi parla di rinascita della città probabilmente guarda verso isole che non esistono o sta attento solo alle immagini di territori bombardati dalla guerra, perché non è possibile pensare a futuro e sviluppo senza tutelare le radici profonde della nostra identità. Si parla tanto di cultura ma oggi l’amministrazione ha deciso di fare rimanere la cultura prigioniera dell’indifferenza", conclude Incardona.
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