Maltrattamenti nelle comunità per anziani e disabili, ci furono morti sospette: chiesto giudizio
I fatti si sarebbero verificati nelle strutture per anziani e disabili psichici, riconducibili alle cooperative dell'imprenditore Pietro Biondi
Gela. Maltrattamenti e terapie invasive condotte anche da personale non abilitato. Sono fra le accuse che hanno condotto la procura di Caltagirone a richiedere il rinvio a giudizio nei confronti di una ventina di imputati. I fatti si sarebbero verificati nelle strutture per anziani e disabili psichici, riconducibili alle cooperative dell'imprenditore Pietro Biondi, già alla guida di “Progetto Vita”. L'inchiesta partì da Gela, con i poliziotti e i pm della procura che approfondirono presunte irregolarità nelle strutture per migranti, avviate in città proprio dalle cooperative dell'imprenditore. Sono due i filoni di indagine che hanno avuto come base proprio questa attività degli inquirenti, parallelamente ad altre degli investigatori catanesi. Davanti al collegio penale del tribunale gelese è in corso il dibattimento per i fatti dell'indagine “Balla coi lupi”. Innanzi al gup di Caltagirone (per competenza territoriale), invece, vengono contestate anche ipotesi di maltrattamenti a danno degli ospiti, che in almeno un caso portarono alla morte. Tra le strutture, una venne avviata a Butera. Per la procura calatina, tutti gli imputati, non solo Biondi ma anche suoi referenti gelesi e operatori del territorio, devono andare a giudizio. Alcune posizioni erano già state archiviate. Adesso, spetta alle difese concludere. I primi legali lo hanno fatto oggi, anche rispetto al punto della prescrizione per certi capi di accusa. Tra i difensori, gli avvocati Marco Granvillano, Flavio Sinatra, Rocco Guarnaccia e Angelo Fasulo. In aula, si tornerà a maggio.
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