Mafia e rifiuti, i Musto parlarono ancora con il responsabile Impianti: "Ci vogliono amicizie..."

I contatti con il responsabile tecnico di Impianti Srr (non indagato), risalenti a quattro anni fa, non si fermarono solo alla prima conversazione, della quale abbiamo riferito

25 aprile 2026 20:49
Mafia e rifiuti, i Musto parlarono ancora con il responsabile Impianti: "Ci vogliono amicizie..." -
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Niscemi. L'inchiesta ribattezzata “Mondo opposto 2”, che fa da prosieguo investigativo al primo blitz “Mondo opposto”, ha permesso ai pm della Dda di Caltanissetta e ai carabinieri di seguire ancor di più la parabola criminale del boss Alberto Musto, detenuto sotto regime di 41 bis e già condannato per i fatti della prima indagine. Musto, come abbiamo riportato, era fortemente convinto che fosse il comparto dei rifiuti e dello smaltimento quello sul quale puntare. Non a caso, secondo gli inquirenti, sarebbe stato lui a monopolizzare, facendo leva sul proprio peso criminale, la filiera degli oli esausti, prodotti dalle attività commerciali a Niscemi. Come abbiamo riferito, ebbe un contatto diretto con un responsabile tecnico della società in house Impianti Srr, che gestisce il ciclo rifiuti sul territorio. All'ingegnere niscemese, estraneo all'indagine, chiese di avere indicazioni sulle procedure per l'iscrizione nell'albo dei gestori, comunicandogli particolari specifici su ciò che già stava portando avanti sfruttando il rapporto instaurato con la società catanese “Sicilgrassi”, per queste vicende finita sotto sequestro. I contatti con il responsabile tecnico di Impianti Srr, risalenti a quattro anni fa, non si fermarono solo a quella conversazione. Circa un mese prima, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, Alberto Musto e il fratello Sergio Musto, a sua volta condannato nel procedimento “Mondo opposto” e già sottoposto a 41 bis, ebbero un'altra conversazione proprio con l'ingegnere niscemese. In quel caso, ci fu un'intercettazione ambientale effettuata dagli inquirenti. Ancora una volta, il tema era il settore rifiuti e degli oli esausti. Per i carabinieri, l'ingegnere, dialogando con i fratelli Musto, ricordò loro di aver tentato di avviare un'attività per gli oli esausti, “quando ero all'università di Catania”. Secondo il professionista, però, per le autorizzazioni “ci volevano amicizie”. Lo riferì ai Musto, mentre erano intercettati. Sergio Musto, stando agli atti investigativi, proprio in quell'occasione, fece capire, anche al responsabile tecnico di Impianti, che lui e il fratello erano in grado di intercedere con i gruppi criminali, pure nel settore dei rifiuti. Per i carabinieri e i pm della Dda nissena, la “Sicilgrassi” di Catania, che operò a Niscemi, secondo le accuse proprio attraverso i Musto, si legò ai due fratelli, pure nel tentativo di avere una protezione nel contesto etneo. “Perché praticamente non li fanno muovere”, “non ti fanno muovere, capito, quindi ci sarà una mano pesante”, diceva Sergio Musto nel dialogo con l'ingegnere. Il management di Impianti Srr ha già fatto sapere di essere pienamente certo della “rettitudine” di tutti i propri dipendenti, sottolineando di applicare precisi modelli di trasparenza e legalità. Il vertice della società in house ha rimarcato il fatto di non aver mai avuto rapporti con le società interessate dall'inchiesta. Il sindaco di Gela Terenziano Di Stefano, venuto a conoscenza delle prime notizie di stampa circa i contatti tra un dipendente dell'in house, che gestisce il servizio rifiuti in città, ed esponenti della criminalità organizzata, si è rivolto al cda della Srr, per avere una relazione precisa dal responsabile della prevenzione della corruzione di Impianti Srr.

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