Madre Teresa, 10 anni da Santa: il grazie dei suoi figli

Il 5 settembre la Chiesa ricorda Santa Teresa di Calcutta.A Vittoria si rinnova un appuntamento speciale: quello dei “figli delle Missionarie della Carità”, ragazzi adottati negli anni ’90 grazie all’opera delle suore di Madre Teresa.

07 settembre 2026 10:18
Madre Teresa, 10 anni da Santa: il grazie dei suoi figli -
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Vittoria. Non li lega il sangue, ma una storia comune. Quella di bambini arrivati dall’India negli anni Novanta, adottati da famiglie italiane e cresciuti con la presenza e la testimonianza delle Missionarie della Carità. Sono i “figli di Madre Teresa”, come amano definirsi, e ogni anno tornano a Vittoria per ritrovarsi, condividere ricordi e soprattutto dire grazie.

Anche quest’anno, il 5 settembre, si sono incontrati nella chiesa di Sant’Antonio Abate dei Cappuccini, nel giorno in cui la Chiesa ricorda Santa Teresa di Calcutta. Un appuntamento che assume un significato ancora più profondo nel decimo anniversario della sua canonizzazione, celebrata in piazza San Pietro da Papa Francesco nel 2016.

Una tradizione che a Vittoria affonda le proprie radici nel 1991, quando una piccola comunità di Missionarie della Carità, l’ordine fondato da Madre Teresa il 7 ottobre del 1950, iniziò la propria attività di accoglienza e apostolato al servizio dei più poveri, affidandosi esclusivamente alla Provvidenza. Negli stessi anni diverse famiglie italiane avviarono, attraverso la congregazione, le procedure per l’adozione di bambini provenienti soprattutto dall’India. Le suore continuarono a mantenere un rapporto stretto con le famiglie e, una volta all’anno, organizzarono momenti di incontro e condivisione.

Per quei bambini, allora piccoli, quegli appuntamenti divennero qualcosa di molto più grande di una semplice occasione per stare insieme. Erano la possibilità di incontrare altri ragazzi con una storia simile, confrontarsi, sentirsi parte di una comunità e trasformare il percorso dell’adozione in una storia di appartenenza.

“Quando ero piccola aspettavo queste giornate come quando aspetti di rivedere dei parenti che vivono lontano”, racconta Sandhya Riggio, adottata nel 1991 da una coppia di Vittoria. “È stato molto bello crescere sapendo di potermi confrontare con chi ha vissuto la mia stessa esperienza. Alle mie figlie ho presentato i miei compagni di viaggio come dei cugini lontani, perché è ciò che sentiamo di essere. In fondo, i vincoli di sangue non contano molto”.

Negli anni quei bambini sono diventati uomini e donne. Molti si sono sposati, hanno costruito le proprie famiglie e hanno continuato a coinvolgere le Missionarie della Carità nei momenti più importanti della loro vita, proprio come si farebbe con i parenti più stretti. Alcuni hanno persino scelto di chiamare le proprie figlie con il nome di Madre Teresa, trasformando quel legame in una memoria che continua attraverso le generazioni. A distanza di decenni, il messaggio resta lo stesso: non dimenticare da dove si è partiti e riconoscere il dono ricevuto. Perché per questi uomini e queste donne, Madre Teresa non è soltanto una Santa. È parte della loro storia, della loro famiglia e della loro vita.

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