L'inchiesta antidroga e la presunta intestazione fittizia di beni, assolti Brancato e Susino
Due assoluzioni dopo le contestazioni di intestazione fittizia
Gela. Non ci sono riscontri certi né elementi confermati circa presunte intestazioni fittizie di beni, per eludere le misure imposte a seguito di un'inchiesta antidroga che condusse alla condanna del quarantatreenne Emanuele Brancato. Il collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Eva Nicastro, ha disposto l'assoluzione per lo stesso Brancato e per l'imprenditore Alessandro Susino, a processo perché inizialmente ritenuto coinvolto in una presunta intestazione di favore di un suv Bmw, che acquistò. Oltre che sulla vettura, gli investigatori lavorarono su altri beni, che ritennero potessero essere riconducibili a Brancato ma intestati fittiziamente a familiari, come nel caso di un bar. Le difese, con i legali Giacomo Ventura e Joseph Donegani, producendo documentazione, hanno escluso che quei beni fossero riconducibili a presunte manovre per eludere i controlli su Brancato, poi condannato in via definitiva, per traffico di droga, nel procedimento scaturito dall'inchiesta "Chimera". La procura, con il pm Fabrizio Furnari, al termine della requisitoria, aveva appunto concluso per l'assoluzione, non avendo rintracciato elementi effettivi per avvalorare un'eventuale indicazione di condanna.
25.2°