Lavoratore gelese morì, familiari denunciano: "A Udine non si accorsero di due masse tumorali"
La famiglia ha sporto querela per quanto accaduto nel nosocomio di Udine, dove il lavoratore venne sottoposto a prime visite
Gela. E' morto a settembre dello scorso anno e per i familiari potrebbero esserci state delle pesanti sottovalutazioni rispetto al suo quadro clinico. Proprio la famiglia di un operaio trasfertista gelese, cinquantanovenne che lavorava in Friuli Venezia-Giulia, ha sporto querela per quanto accaduto nel nosocomio di Udine, dove il lavoratore venne sottoposto a prime visite ma senza che i medici si accorgessero della presenza di due masse tumorali al fegato, un adenocarcinoma al quarto stadio, metastatico. Il cinquantanovenne aveva avuto primi sintomi, con dolori frequenti allo stomaco, che spinsero i medici dell'azienda per la quale lavorava a indirizzarlo al pronto soccorso dell'ospedale di Udine, con una nota nella quale indicavano la necessità di una tac all'addome. Tre diversi specialisti del nosocomio del capoluogo friulano non riuscirono a individuare le masse tumorali né effettuarono esami diagnostici di secondo livello, che ritennero non necessari. Addirittura, avrebbero collegato i malesseri a una cattiva alimentazione. Solo un mese dopo, un medico del pronto soccorso di Palmanova, si trovò davanti al lavoratore, riscontrando una situazione clinica, praticamente già compromessa. Da lì, si susseguirono i tanti tentativi della speranza verso centri specializzati, in Italia e all'estero. Le lunghe liste di attesa della scorsa estate non agevolarono la volontà dei familiari, impegnati nel tentativo di salvargli la vita. L'equipe dell'ospedale “Sant'Orsola” di Bologna si dedicò per un intero mese al suo caso, attraverso un ciclo di chemioterapia d'attacco. Le condizioni dell'operaio gelese erano ormai disperate. Ritornò a Gela dopo quel ciclo di cure e trovò la morte a settembre dello scorso anno, lo stesso giorno nel quale era stata fissata una visita con uno specialista di Padova. Tutta la famiglia rimase sgomenta per quanto accaduto e per aver perso un padre e anche un neo nonno. Per questa ragione, i familiari hanno deciso di agire sporgendo querela, anzitutto per comprendere se una diagnosi tempestiva gli avrebbe potuto salvare la vita. Temono che si sia trattato di un grave caso di malasanità, che spetterà alla magistratura accertare. A loro rimane il dolore della perdita.
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