Inchiesta "San Giuseppe", sottraevano beni agli anziani soli: condanne in appello
Emersero condotte quasi sistematiche tese ad impossessarsi dei loro beni. Furono i carabinieri a intervenire
Gela. Sono state confermate le condanne, seppur riviste, per gli imputati coinvolti nell'inchiesta ribattezzata “San Giuseppe”. Erano accusati di aver circuito anziani per entrare nella disponibilità dei loro averi, soprattutto di somme di denaro e beni immobili. Dieci anni di reclusione, in appello, per Emanuele Murana, considerato la mente del sistema. In primo grado, difeso dal legale Giuseppe Smecca, per lui la condanna era stata a undici anni di detenzione. Assoluzione per tre capi di accusa e pena ridotta a tre anni e cinque mesi a Daniel Vasile Ciubotaru (difeso dal legale Davide Limoncello), che secondo gli investigatori avrebbe avuto un ruolo nella strategia messa in campo da Murana. I due, per un breve periodo, avviarono una convivenza. Pene confermate, seppur di entità minore, a sei mesi, per Emanuele Consiglio ed Elena Gruia. Due anni, infine, a Marita Panait. La procura generele, davanti alla Corte d'appello di Caltanissetta, aveva concluso richiedendo la conferma di tutte le pronunce di condanna emesse dal collegio penale del tribunale di Gela. Stessa linea, quella della conferma delle condanne, tenuta dal legale Giuseppe Fiorenza, in rappresentanza, come parte civile, di uno degli anziani che perse le proprie disponibilità economiche. In primo grado, era già stato riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni. L’attività degli investigatori partì da verifiche condotte nelle abitazioni degli anziani, nelle quali man mano avevano iniziato a prendere spazio proprio gli imputati. Emersero condotte quasi sistematiche tese ad impossessarsi dei loro beni. Furono i carabinieri a intervenire. Tra i difensori, anche gli avvocati Giovanna Cassarà e Nicoletta Cauchi.
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