Confisca milionaria dei beni dei Luca, Cassazione annulla: si ritorna in appello
Sul fronte patrimoniale, saranno nuovamente i giudici di appello a pronunciarsi ma sulla base di quanto deciso dalla Cassazione, che ha accolto i ricorsi delle difese degli imprenditori, come indicato nelle motivazioni
Gela. Già i giudici della Corte d'appello di Caltanissetta, lo scorso anno, rividero in maniera consistente il provvedimento di confisca disposto dal tribunale delle misure di prevenzione nisseno (che peraltro escludeva la misura per due degli iniziali destinatari), riconoscendo la restituzione di diversi beni immobili e delle quote di sette società, compresa la Lucauto. Per gli imprenditori del gruppo Luca, coinvolti nell'inchiesta "Camaleonte" e assolti in primo grado (in attesa del giudizio di appello attivato dai pm), la Corte di Cassazione, nel procedimento sul vincolo patrimoniale della confisca, ha deciso l'annullamento con rinvio, nuovamente alla Corte d'appello di Caltanissetta, che nella prima pronuncia aveva limitato "il perimetro della pericolosità" fino al 2005, facendo venire meno la misura per i beni acquisiti successivamente. Una decisione che ha portato i difensori degli imprenditori e dei loro familiari a rivolgersi comunque ai magistrati di Cassazione. I giudici romani, come concluso pure dalla procura generale, hanno indicato l'annullamento con rinvio, ritenendo fondati i motivi principali dei ricorsi presentati dalle difese degli imprenditori Francesco Luca, Rocco Luca e Salvatore Luca e appunto dei familiari. Per i giudici romani, in appello bisognerà ritornare sulla decisione che confermò la confisca per i beni legati al periodo fino al 2005, per rivederla. I difensori hanno prodotto un vasto materiale documentale, compresa la sentenza che portò all'assoluzione di tutti gli imputati nel procedimento penale di primo grado, condotto dal collegio del tribunale di Gela. Ancora una volta, al vaglio dei giudici sono state poste le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, considerate dalle difese non idonee a ricostruire un fondato quadro accusatorio a carico degli imprenditori. L'inchiesta "Camaleonte" avanzò accuse di legami con i clan di Cosa nostra, ipotizzando un collegamento tra le attività imprenditoriali dei Luca e presunte operazioni di riciclaggio. Contestazioni che in primo grado sono cadute integralmente, portando all'assoluzione. Sul fronte patrimoniale, saranno nuovamente i giudici di appello a pronunciarsi ma sulla base di quanto deciso dalla Cassazione che ha accolto i ricorsi difensivi, indicando una linea interpretativa da seguire. Gli imputati, sia nel procedimento penale sia nell'iter di quello di prevenzione, si sono sempre detti estranei alle pesanti contestazioni, ribadendo invece di essere stati spesso vittime delle pretese dei clan. Le motivazioni di Cassazione sono state pubblicate. Sono difesi dagli avvocati Carlo Taormina, Flavio Sinatra, Antonio Gagliano, Filippo Spina, Alessandro Diddi, Luigi Latino, Fabio Fargetta, Carmelo Peluso
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