“L’altro Garibaldi” sbarca a Palermo, Virman Cusenza: “Avanti con i tempi”
L'idea del libro prende forma nel momento in cui si imbatte nella casa dell'Eroe dei due mondi.
PALERMO (ITALPRESS) – Una gita “fortuita”, vissuta però come un segno del destino, accende la scintilla da cui nasce “L’altro Garibaldi. I ‘diari’ di Caprera”, edito da Mondadori. È Virman Cusenza a raccontarlo nel corso della presentazione dell’opera, a Villa Zito, a Palermo: l’idea del libro prende forma nel momento in cui si imbatte nella casa dell’Eroe dei due mondi. Ma quella che immaginavamo come una dimora appartata, quasi da ritiro, si rivela subito per ciò che realmente era: non “una casetta per passarci le vacanze o qualche weekend”, bensì una tenuta vera e propria, che ai tempi occupava “tutta l’isola”. Ed è proprio qui che, secondo l’autore, si capisce il cambio di prospettiva. Garibaldi non trasferisce a Caprera soltanto il bisogno di quiete dopo le battaglie: trasferisce “la sua ambizione”, la stessa che conosciamo sui campi, ma declinata in un progetto di lungo periodo.
A Caprera, dice Cusenza, emerge la “grandezza del disegno”: “realizzare qualcosa di non banale”, “durevole nel tempo”, capace perfino di “sfidare” la natura. Il punto non è la cartolina romantica dell’isola, bensì il lavoro: Garibaldi, spiega Cusenza, riesce a “strappare terra” a un paesaggio dominato da “rocce e granito”, trasformando un ambiente ostile in un luogo abitabile e produttivo. Un’altra impresa, meno celebrata ma non meno rivelatrice. Da questa esperienza, quale elemento spicca più di tutti? Cusenza non ha dubbi: “un amore sconfinato per la natura”. Non un dettaglio biografico, ma una chiave interpretativa.
Un sentimento che, per Cusenza, appare sorprendentemente moderno: nel “metà Ottocento” è difficile trovare quella “tendenza” che oggi associamo alla “fuga nella natura”, al bisogno di staccare dal quotidiano per respirare altrove. Eppure, osserva, Garibaldi sembra averla già “150 anni in anticipo”, trasformandola in pratica concreta: non solo piante, alberi, coltivazioni, ma anche animali. È qui che l’autore aggancia il tema più attuale: Garibaldi come precursore di una sensibilità ambientalista e animalista. Cusenza richiama un episodio preciso: la fondazione della società di protezione degli animali nel 1871 a Torino. Un gesto che, nella sua lettura, non è marginale ma coerente con un atteggiamento profondo: “capisci che era un ambientalista, era un animalista”, qualcuno che aveva “nel cuore” esigenze che oggi, nel pieno delle crisi climatiche e dei dibattiti sul rapporto tra umani e non umani, abbiamo portato “al massimo grado”.
E allora la domanda diventa quasi inevitabile: Garibaldi potrebbe essere un cittadino del 2026? “Beh sì”, risponde Cusenza, descrivendolo come “un uomo avanti con i tempi”, “anticonformista”, capace di puntare dritto a bisogni essenziali: “riunire una comunità” (l’Unità d’Italia), “stare a contatto con la natura” (Caprera), “allevare animali” perché con loro esiste “un feeling particolare”. In questa triade – comunità, natura, relazione con gli animali – Cusenza individua una “sensibilità” fuori asse rispetto al suo secolo, ma vicina al nostro. Il Garibaldi che emerge da Caprera, insomma, non riduce l’eroe: lo allarga. Lo sposta dalla posa monumentale al gesto quotidiano, dalla narrazione epica al progetto concreto. E, nel racconto di Cusenza, proprio questa dimensione “non banale” e durevole finisce per parlare ancora oggi: un uomo che, prima ancora che nella storia ufficiale, prova a lasciare una traccia nel paesaggio e nelle scelte di vita.
– Foto xd6/Italpress –
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