Inchiesta "Ianus", anche nel giudizio di appello eccezione delle difese
Tutte le difese si sono associate all'eccezione
Gela. L'originaria, potenziale, incompatibilità del gup che dispose le decisioni a carico degli imputati, coinvolti nell'inchiesta antimafia “Ianus”, ancora una volta torna oggetto di eccezioni difensive. Era accaduto ieri, nel corso del dibattimento davanti al collegio penale del tribunale di Gela, in ordinario, e si è verificato oggi innanzi ai magistrati della Corte d'appello di Caltanissetta, chiamati a pronunciarsi sui ricorsi degli imputati condannati in abbreviato. La decisione favorevole, sul punto, emessa per la posizione di uno dei coinvolti nell'indagine, Giorgio Gioacchino, ha indotto le difese, su entrambi i versanti processuali, a riproporre l'eccezione, ritenendo che il gup dovesse astenersi, essendosi pronunciata in fase di riesame. Richiesta che il giudice del tribunale di Caltanissetta avanzò ma che non venne accolta dal presidente. La procura generale, oggi, ha richiesto un termine per una verifica degli atti. In aula, si tornerà la prossima settimana. Tutte le difese si sono associate all'eccezione. In primo grado, le pene più pesanti, a venti anni di detenzione ciascuno, hanno toccato le posizioni di Giuseppe Pasqualino e Salvatore Mirko Rapisarda, ritenuti tra i riferimenti principali del traffico di sostanze stupefacenti. Sedici anni e quattro mesi per un altro imputato collocato nella struttura portante del traffico di droga, Giuseppe Domicoli. Quindici anni e sei mesi di reclusione a Salvatore Nocera. Undici anni e quattro mesi a Giuseppe Borgese. Nove anni e nove mesi a Diego Milazzo, nove anni e quattro mesi per Giuseppe Sicurella, nove anni e un mese per Angelo Lorefice, nove anni a Fabio Palumbo. Otto anni e dieci mesi a Salvatore Azzarelli e Rocco Grillo, otto anni e nove mesi a Mohamed Omar, otto anni a Rocco Rinzivillo (1989), otto anni e due mesi in continuazione per Vincenzo Romano, sette anni a Manuel Ieva, sei anni e otto mesi per le posizioni di Antonio Rapicavoli e Carmelo Scilio, sei anni e due mesi a Giuseppe Sinatra, sei anni a Crocifisso Di Gennaro (era indicato ai vertici del gruppo degli Emmanuello), cinque anni e quattro mesi per Luca Marino, cinque anni e due mesi per Giuliano Scordino, quattro anni e otto mesi a Emanuele Pantano, quattro anni e cinque mesi a Massimiliano Astuti, quattro anni ad Alberto Pasquale Di Dio, quattro anni in continuazione al collaboratore di giustizia Calogero Peritore, quattro anni anche ad Antonio Sollazzo e Salvatore Taormina, tre anni e sette mesi per Alessandro Peritore, tre anni e quattro mesi a Nicola Palena, tre anni a Giuseppina Bonanno, Giacomo Di Noto e Graziana Domicoli, due anni e sei mesi per il collaboratore di giustizia etneo Salvatore Castorina, due anni a Luigi Scuderi, Giuseppe Verdelli. Secondo gli investigatori, i clan di cosa nostra gelese controllavano un vasto traffico di sostanze stupefacenti. Il gup non ha però riconosciuto ipotesi d'accusa come quelle di mafia e di associazione per il traffico di droga. I pm decisero di impugnare le decisioni emesse nei confronti di Crocifisso Di Gennaro, Giuseppe Domicoli, Manuel Ieva, Angelo Lorefice e Alessandro Peritore, condannati ma senza il riconoscimento di specifici capi di accusa. Venne assolto invece Alessandro Pellegrino e pure in questo caso i pm della Dda hanno proceduto con l'impugnazione. Tra le parti civili, c’è il Comune di Gela, su mandato dell’amministrazione, rappresentato dall’avvocato Giusy Ialazzo. E' parte civile inoltre il Ministero dell’interno, attraverso l’Avvocatura dello Stato (con il legale Giuseppe Laspina). Gli imputati sono rappresentati dagli avvocati Flavio Sinatra, Rosario Prudenti, Filippo Spina, Davide Limoncello, Carmelo Tuccio, Angelo Cafà, Danilo Tipo, Cristina Alfieri, Rocco Cutini, Domenico Cacocciola, Maria Lucia D’Anna, Salvatore Bruzillà, Dario Polizza Favaloro, Salvatore Pace, Giuseppe Cascino, Luigi Zinno, Andrea Giannino, Alfonso Abate, Luca Cianferoni, Antonio Montana, Calogero Meli, Debora Speciale, Gioacchino Mule’, Salvatore Pennica, Salvo Macrì, Nicoletta Cauchi, Giovanni Lomonaco, Gaetano Rizzo, Giovanni Salvaggio, Calogero Lo Giudice, Fabrizio Bellavista, Paolo Ingrao, Matteo Anzalone, Rosanna D’Arrigo e Teresa Raguccia.
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