Inchiesta “Ghenos-Scylletium”, Pretin lascia il carcere: disposti i domiciliari
L'inchiesta è vasta e secondo gli investigatori il mercato alternativo dei beni archeologici trafugati dalle aree di scavo era assai esteso
Gela. L'inchiesta è stata coordinata dai pm di Catania e da quelli calabresi. Nell'indagine “Ghenos-Scylletium”, una delle basi del mercato parallelo dei beni archeologici trafugati pare fosse proprio in città. I contatti principali vennero monitorati con il sessantenne Adriano Simone Pretin, già con precedenti penali alle spalle. Per lui, era stata eseguita una misura di custodia cautelare in carcere. I giudici del riesame hanno disposto i domiciliari. È stato in parte accolto il ricorso dei legali di difesa, gli avvocati Francesco Salsetta e Filippo Di Mauro. Gli investigatori monitorarono soprattutto Pretin e l'altro gelese Vincenzo Boccadifuoco, a sua volta raggiunto da misura restrittiva. L'inchiesta è vasta e secondo gli investigatori il mercato alternativo dei beni archeologici trafugati dalle aree di scavo era assai esteso, arrivando ad attirare l'interesse di soggetti anche legati alla criminalità organizzata calabrese.
16.9°