Il referendum e la "bandiera" del centrosinistra, le scelte del sindaco: centrodestra distante ma alleati da testare

Il sindaco pare aver trovato lo spazio che iniziò a delimitare due anni fa e che potrebbe ospitare pure chi per ora è alquanto guardingo. Ieri, in consiglio, dem divisi su emendamento

24 marzo 2026 07:15
Il referendum e la "bandiera" del centrosinistra, le scelte del sindaco: centrodestra distante ma alleati da testare - Di Stefano in aula consiliare
Di Stefano in aula consiliare
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Gela. Non era certamente una priorità, a maggior ragione davanti a un'agenda amministrativa quanto mai folta, ma il no alla riforma della giustizia, uscito vittorioso dal referendum, ha dato uno sprone politico in più al sindaco Terenziano Di Stefano. Durante le settimane che hanno preceduto il voto, ha evitato di esporsi pubblicamente e di partecipare a confronti sul tema, il suo però è stato un appoggio pieno al no, come confermato da un post, pubblicato sui social, a poche ore dall'esito ufficiale di ieri. Il sindaco si è schierato e come fece alle amministrative di due anni fa, pur senza arrivare da una formazione politica progressista, ha accolto l'incipit del centrosinistra e da civico si è posto su quel fronte, pure in occasione del referendum. La vittoria, in città, è arrivata, così come giunse alle amministrative del 2024. In entrambi i casi, i pronostici iniziali dicevano tutt'altro. Ieri sera, il primo cittadino, con l'esito referendario acquisito, si è presentato in consiglio comunale ancor più rinfrancato dalla scelta. L'aula ha dato il via libera alla variante al prg per la realizzazione di un parcheggio-giardino, a Scavone, con fondi delle compensazioni minerarie. Di Stefano è parso in scia con le scelte e il segnale chiaro, anche con l'impegno sul referendum, lo ha voluto far pervenire ai suoi alleati, progressisti in primis. Ormai da tempo, è certo che lo sviluppo del progetto politico per la città, ma non solo, passi inevitabilmente da quel “modello Gela” che gli ha permesso di mettere la fascia tricolore nel 2024. Il sostegno al no è un'altra base di dialogo forte con Pd e M5s, su tutti. E' chiaro che prima o poi andranno studiati meglio i dettagli di un'alleanza, in questi due anni eterogenea, che mette insieme pure gruppi, dall'Mpa a Sud chiama nord e fino ad Azione, che in città non si sono esposti sul referendum. Il sindaco sembra ancora più distante dalle posizioni di un centrodestra ufficiale, sconfitto alle amministrative e che al referendum ha ricalcato la stessa sorte. In città, la sfida tra fronte del sì e quello del no si è giocata su una linea di tendenziale equilibrio, almeno fino all'abbrivio di voti che ha permesso al no di prendersi la vetta, così come in provincia e in altri centri del territorio, compresa Caltanissetta. Il centrodestra è chiamato a costruire un argine politico che non potrà contare né sul sindaco né sul suo gruppo civico, che ancora una volta hanno voluto dimostrare di voler stare sull'altra sponda, attualmente, almeno nel governo cittadino, tracciata pure da entità tendenti al centrodestra, come l'Mpa. Il vertice di maggioranza di due settimane fa è servito come primo confronto, seppur non del tutto risolutivo. Nei partiti che stanno con il primo cittadino, ogni tanto non mancano i tentennamenti tattici. E' accaduto pure ieri sera, quando l'aula, sul finale, è stata chiamata a pronunciarsi su un emendamento del consigliere di “PeR” Paolo Cafà, che ha proposto di aggiungere all'atto per il parcheggio-giardino di Scavone il richiamo alla “vocazione turistica” dell'iniziativa. Il Pd, come era già accaduto di recente, si è mosso a ranghi non proprio blindati. I consiglieri Antonio Moscato e Lorena Alabiso si sono astenuti mentre gli altri consiglieri del partito hanno detto sì all'emendamento. L'atto finale è stato votato favorevolmente da tutti i consiglieri presenti, di maggioranza e di opposizione. Moscato, nei suoi interventi, ha aperto alle posizioni di esponenti di opposizione. Una strategia, quella dem, certamente non studiata a tavolino e che fa comprendere quale sia il momento attraversato dai democratici. Il capogruppo Gaetano Orlando, spesso molto critico verso le mosse del sindaco, ha invece sostenuto non solo l'atto, portato in consiglio “dal mio vicesindaco Fava”, ma pure l'emendamento di Cafà. Forse, qualche schermaglia interna che non manca neppure in altri partiti della maggioranza. Di Stefano la scelta l'ha fatta e insieme agli alleati dovrà cercare di costruire una coalizione veramente duratura, ormai piuttosto collocata nel centrosinistra progressista, nonostante pezzi di sinistra non si riconoscano in una compagine “ibrida”, poiché con colori che possono tendere in direzione di altri lidi politici. Tra la collocazione politica e l'esigenza di dare sempre un'occhiata attenta alle evoluzioni interne dei partiti che lo sostengono, il sindaco pare aver trovato lo spazio che iniziò a delimitare due anni fa e che potrebbe ospitare pure chi per ora è alquanto guardingo.

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