Il fratello collaborava con la giustizia e le bruciarono l'auto? "Mi avevano presa di mira"

Gela. Una ritorsione per vendicarsi delle dichiarazioni rese dal fratello, per alcuni mesi inserito nel programma di protezione dei collaboratori di giustizia? Una vendetta? Sarebbe questo il movente...

29 aprile 2015 18:56
Il fratello collaborava con la giustizia e le bruciarono l'auto? "Mi avevano presa di mira" -
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Gela. Una ritorsione per vendicarsi delle dichiarazioni rese dal fratello, per alcuni mesi inserito nel programma di protezione dei collaboratori di giustizia? Una vendetta? Sarebbe questo il movente dietro al furto e al successivo rogo di una Smart. I magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta accusano dell’azione un gruppo di giovani vicini ai clan locali. Davanti al collegio presieduto dal giudice Paolo Fiore, a rispondere alle contestazioni è Fabio Russello. “Ricordo molto bene – ha detto in aula la giovane proprietaria dell’auto data alle fiamme – che prima di subire il furto, Russello e altri ragazzi iniziarono a seguirmi e a prendermi di mira. Credo fosse una reazione al fatto che mio fratello avesse rilasciato dichiarazioni a loro carico che portarono all’arresto dello stesso Russello”. I fatti si legano al blitz “Tagli Pregiati” e a rilasciare quelle dichiarazioni fu l’allora collaboratore Salvatore Cassarà. La giovane ha risposto alle domande formulate dal pubblico ministero Luigi Leghissa e dal legale di fiducia dell’imputato, l’avvocato Nicoletta Cauchi. Nel corso dell’udienza sono state ascoltate altre giovani. Russello e la sua difesa hanno sempre respinto le accuse, escludendo un collegamento tra le dichiarazioni rese dal collaboratore e l’incendio dell’auto. La difesa, intanto, ha prodotto una serie di ordinanze che annullarono i provvedimenti restrittivi emessi nel corso dell’inchiesta “Tagli Pregiati”.

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