Il boss Musto voleva entrare nel settore rifiuti, contattò un responsabile tecnico di Impianti

Al boss interessava, secondo gli investigatori, ingrandire il business, anche con altre tipologie di rifiuti, dagli oli esausti dei veicoli e fino al vetro e alla plastica. "Ci facciamo i miliardi", diceva ai familiari

22 aprile 2026 19:50
Il boss Musto voleva entrare nel settore rifiuti, contattò un responsabile tecnico di Impianti -
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Gela. Il settore dei rifiuti era un obiettivo ormai fisso nei piani del boss niscemese Alberto Musto, già condannato per i fatti del blitz “Mondo opposto” e detenuto sotto regime di 41 bis. Quattro anni fa, dopo un primo periodo di detenzione per un'altra condanna, ritornato a Niscemi avrebbe iniziato a imporre a diverse attività commerciali la consegna dei fusti di oli esausto, che poi andavano allo smaltimento con un'azienda di sua fiducia. Sono due le imprese che secondo i pm della Dda di Caltanissetta e i carabinieri sarebbero state legate a Musto, la Think green di Favara e la Sicilgrassi di Catania, finite sotto sequestro. A Musto andavano circa 600 euro ogni mille litri di oli esauto che venivano recuperati. Al boss, però, interessava, secondo gli investigatori, ingrandire il business, anche con altre tipologie di rifiuti, dagli oli esausti dei veicoli e fino al vetro e alla plastica. "Ci facciamo i miliardi", diceva ad alcuni familiari. Per gli investigatori che hanno condotto l'inchiesta “Mondo opposto 2”, sui rifiuti l'interesse mafioso era costante. Musto, insieme al fratello Sergio, a sua volta già sottoposto a 41 bis per le vicende dell'indagine “Mondo opposto”, stando alle accuse aveva organizzato un controllo capillare di attività commerciali che potevano assicurare oli esausti da smaltire. Voleva allargare i confini dell'affare, a Gela. Gli inquirenti, a testimonianza dell'intento di farsi strada nel comparto rifiuti, hanno intercettato una conversazione che il boss ebbe con un responsabile tecnico di Impianti Srr. Un ingegnere quarantenne niscemese, non indagato, che ricevette dal boss informazioni circa l'intenzione di radicarsi nel comparto rifiuti. Musto all'ingegnere, sapendo che si occupava proprio della filiera rifiuti sul territorio, chiese delucidazioni allo scopo di arrivare all'iscrizione all'albo dei gestori rifiuti, da effettuare con una propria società. Gli interessava inoltre ottenere l’autorizzazione per adibire il proprio veicolo al trasporto degli oli esausti, “ma quantomeno a me sai cosa mi interessa, l’autorizzazione del mezzo”, diceva all'ingegnere. Proprio al professionista, dipendente della società in house che gestisce il ciclo territoriale dei rifiuti, illustrò ciò che intanto stava facendo con gli oli esausti a Niscermi. “Hai capito? E gli ho fatto fare questo contratto, alle attività ad esempio le paninerie, i ristoranti, tutto quello che.. chi consuma olio[…]”, aggiungendo che il servizio era a titolo gratuito “[…]però che dire non hai a che fare con i proprietari delle attività che tu mi devi dare i soldi, è un servizio gratuito, io mi prendo il bidone, me lo porto” “e poi se lo viene a prendere l’azienda”, diceva Musto. Chiaramente, non trascurò di riferire al suo interlocutore i termini economici dell'acccordo con l'azienda specializzata. “Seicento euro ogni mille litri d’olio...e io ho tutte le attività ora che gli ho fatto fare”, aggiungeva durante il dialogo con l'ingegnere. Musto era ben consapevole, stando a quanto emerge dall'indagine, che l'affare bisognava estenderlo a Gela. Secondo i pm della Dda nissena e i carabinieri, avrebbe voluto introdurre la “Sicilgrassi”, in città, attraverso il cappello garantito da Emanuele Burgio e dall'allevatore Vincenzo Cannizzaro, già coinvolti nel primo blitz “Mondo opposto”, proprio per i rapporti con i Musto. Sembra però che non si riuscì ad avere una presenza massiccia a Gela, nonostante il progetto di allargamento perorato da Alberto Musto e che avrebbe dovuto prevedere una sorta di imposizione alle attività che producevano oli esausti. Un esercente gelese, non indagato, secondo gli inquirenti fece invece da tramite fra l'azienda di Favara che si occupava di oli esausti e gli stessi Musto.

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