"Ha salvato vite e dedicato la sua attività medica alla lotta contro i tumori", cittadinanza onoraria a Di Martino

Alla guida della Breast unit locale e tra tante difficoltà, in un sistema sanitario spesso deficitario, è riuscito a salvare la vita a migliaia di donne, colpite da tumore al seno

A cura di Redazione Redazione
13 maggio 2026 20:43
"Ha salvato vite e dedicato la sua attività medica alla lotta contro i tumori", cittadinanza onoraria a Di Martino - L'oncologo Giuseppe Di Martino
L'oncologo Giuseppe Di Martino
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Gela. Negli anni, in una città che è stata segnata dagli effetti pesanti dell'industrializzazione, con tante patologie ancora oggi devastanti, il senologo niscemese Giuseppe Di Martino ha affrontato una vera e propria missione. Alla guida della Breast unit locale e tra tante difficoltà, in un sistema sanitario spesso deficitario, è riuscito a salvare la vita a migliaia di donne, colpite da tumore al seno. L'amministrazione comunale ha deciso, con un atto ufficiale, di assegnargli la cittadinanza onoraria. Di Martino e la sua equipe, fatta di giovani medici e volontarie, sono diventati un punto di riferimento, non solo per Gela ma per tutto il comprensorio e anche oltre. Dopo una lunghissima carriera professionale, sempre in prima linea, Di Martino lo scorso anno è giunto alla pensione, lasciando il testimone ai medici della sua equipe di specialisti. Nel provvedimento della giunta, che dovrà essere approvato dal consiglio comunale, si legge che Di Martino “ha dedicato la propria missione medica alla cura dei cittadini con un impegno che va ben oltre il semplice dovere professionale; il lavoro profuso in anni di attività è stato caratterizzato da una costante ricerca dell'eccellenza clinica, garantendo ai pazienti del nostro territorio le migliori prospettive di cura e assistenza; la dedizione dimostrata si è manifestata non solo nelle competenze tecniche, ma soprattutto nella straordinaria capacità di ascolto e vicinanza umana, offrendo conforto e dignità a chiunque si sia trovato ad affrontare il difficile percorso della malattia; ha operato con spirito di appartenenza, diventando per la nostra comunità un baluardo di speranza e un esempio di etica medica”.

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