Evasione tributi, credito Comune da oltre 50 milioni: rottamazione quinquies e i dubbi sul passato
Fino a oggi, la riscossione dei tributi locali è stata spesso al centro dei tanti ammonimenti giunti dalla Corte dei Conti. Il sistema ha sempre posto evidenti falle e inefficienze
Gela. La condizione di difficoltà finanziaria del municipio, dovuta in primis al dissesto, il sindaco Terenziano Di Stefano l'ha focalizzata nella sua relazione sul secondo anno di mandato, in settimana esposta all'assise civica. Il dissesto pone vincoli stringenti e limita al massimo i servizi per la collettività. Il consiglio comunale, a dicembre dello scorso anno, ha approvato il bilancio stabilmente riequilibrato, condizione essenziale per procedere verso il superamento della crisi, ma dal ministero, che ha l'ultima parola sullo strumento finanziario, da mesi non si hanno riscontri ufficiali. Il primo cittadino, sempre in aula consiliare, di recente, ha fatto il “sunto” dei crediti che mancano in cassa. Non meno di cinquanta milioni di euro, “fino al 2021”. Una cifra che con gli anni successivi pare salga a non meno di sessanta milioni di euro. Queste somme enormi per un municipio oggi in dissesto non sono mai state incassate: è la quota totale dell'altissima soglia di evasione dei tributi comunali. Il primo cittadino, da poco, ha firmato la proposta di delibera, destinata poi al vaglio del consiglio comunale, per l'attivazione della rottamazione quinques. Atto sul quale hanno lavorato la commissione consiliare bilancio e gli uffici tecnici. L'obiettivo è scontato, cercare di incentivare chi non ha ancora pagato o non l'ha mai fatto. Qualora l'assise civica desse il via libera, scatterà il termine per aderire alla rottamazione, senza interessi e mora. “Se riuscissimo a ottenere anche solo la metà del credito totale – spiega il sindaco – veramente potremmo coprire le pendenze e chiudere prima possibile il dissesto”. Fino a oggi, la riscossione dei tributi locali è stata spesso al centro dei tanti ammonimenti giunti dalla Corte dei Conti. Il sistema ha sempre posto evidenti falle e inefficienze: il dissesto si è concretizzato pure per questa ragione. Il sindaco guarda indietro, a scelte precise di una certa burocrazia municipale. “Piuttosto che decidere per il dissesto – sottolinea – sapendo bene dell'esistenza di questo credito così pesante, sarebbe stato opportuno prevedere un piano per la riscossione, anche attraverso società esterne o istituti bancari. Invece, non venne fatto nulla di tutto questo. Si tentò con transazioni condotte senza che ci fossero veri spazi di riuscita. Chi decise di andare al dissesto ha bruciato questo Comune e oggi stiamo facendo di tutto per cercare di risanare e di rientrare”. Il sindaco (che ha la delega al bilancio), proprio su questo fronte, non pare voler escludere nulla: neanche possibili azioni di responsabilità, qualora se ne delineassero i presupposti.
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