Due vetture incendiate, una fonte riservata diede informazioni: chiesta condanna

I proprietari delle vetture, testimoniando, hanno spiegato di non aver mai avuto ragioni di astio nei riguardi dell'accusato. La difesa esclude la sussistenza dei presupposti per l'identificazione

09 settembre 2026 19:53
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Gela. Due vetture vennero date alle fiamme. Erano nella disponibilità dei componenti dello stesso nucleo familiare. Il rogo si sviluppò in una zona della periferia. Per gli investigatori, a incendiare le automobili in sosta sarebbe stato Alberto Pasquale Di Dio, coinvolto in altre indagini condotte dagli inquirenti locali, compresa quella ribattezzata "Ianus". Davanti al giudice Eva Nicastro, la procura, con il pm Gesualda Perspicace, ha richiesto la condanna a otto mesi. Gli investigatori risalirono all'imputato valutando le immagini dei sistemi di videosorveglianza e una fonte riservata. Aspetti che secondo la difesa, con il legale Carmelo Tuccio, non possono essere sufficienti per ritenere, con certezza, che fu Di Dio a innescare l'incendio. Le immagini non sarebbero così chiare. I proprietari delle vetture, testimoniando, hanno spiegato di non aver mai avuto ragioni di astio nei riguardi dell'accusato, attualmente sottoposto a misura per un altro procedimento. Il giudice emetterà la propria decisione a ottobre.

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