Droga e telefoni a Balate, "nascosti in un bagno": sentiti agenti della penitenziaria

In due occasioni, furono ritrovati droga e telefoni. Per le difese, non ci sono riscontri certi per ritenere che fossero stati collocati su richiesta degli imputati

25 marzo 2026 20:34
Droga e telefoni a Balate, "nascosti in un bagno": sentiti agenti della penitenziaria -
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Gela. Gli agenti della polizia penitenziaria, in servizio nel carcere di Balate, avviarono verifiche, nel periodo tra 2021 e 2022, partendo dal sospetto che alcuni detenuti riuscissero a far entrare droga e microtelefoni, per comunicare con l'esterno. Accertamenti che portarono proprio all'individuazione della sostanza stupefacente e dei telefoni. Sono sei gli imputati che rispondono alle contestazioni. Davanti al collegio penale presieduto dal giudice Eva Nicastro, sono stati sentiti, in qualità di testimoni, proprio gli agenti della penitenziaria che si occuparono dei riscontri e dell'indagine. La droga e i telefoni venivano nascosti in un bagno, quello attiguo alla sala rilascio e destinato ai familiari dei detenuti che si recano in visita per i colloqui. “Droga e telefoni erano dentro a un palloncino, nascosto nell'incavo di un lavandino nel bagno”, ha spiegato uno degli agenti. Il personale della penitenziaria, seguendo i primi sospetti, iniziò a effettuare controlli e “bonifiche” nel bagno, prima dell'arrivo dei familiari in visita. Ispezioni che venivano poi ripetute al termine dell'orario dei colloqui. In due occasioni, furono ritrovati droga e telefoni. Per le difese, non ci sono riscontri certi per ritenere che fossero stati collocati su richiesta degli imputati. Le accuse vengono mosse al gelese Gaetano Alferi, al cittadino bulgaro Garev Lyuboslav, ai vittoriesi Carmelo Gastrucci e Giovanna Guttà e ancora agli etnei Francesco Tudisco e Davide Ginevra. A eccezione di Giovanna Guttà, nel periodo al centro delle indagini tutti gli altri imputati erano detenuti nella casa circondariale. La donna vittoriese avrebbe collocato un telefono cellulare, su richiesta del trentanovenne Carmelo Gastrucci. Dopo diversi mesi, ci sarebbe stata un’altra consegna. Questa volta, avrebbe piazzato, sempre nel bagno attiguo alla sala rilascio, quantitativi di cocaina e marijuana, oltre a un microtelefono. Anche in questo caso, la richiesta sarebbe partita da Gastrucci. La droga e il microtelefono pare fossero destinati ad altri detenuti. Successivamente, sarebbe stato ricostruito il passaggio di un telefono da Gaetano Alferi al catanese Davide Ginevra, che a sua volta l’avrebbe fatto avere a un detenuto etneo, Francesco Tudisco. Vennero approfonditi contatti telefonici, intercettati. Il presunto tramite sarebbe stato il bulgaro Lyuboslav, che avrebbe preso la droga per cederla ad altri ristretti, avendo le consegne di portapacchi nella casa circondariale e potendosi muovere in altre aree della struttura. Addosso a lui, durante una perquisizione, venne trovato ciò che il personale della penitenziaria aveva già individuato nel bagno. I coinvolti sono rappresentati, tra gli altri, dagli avvocati Cristina Alfieri, Rocco Cutini, Matteo Anzalone.

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