Droga con i clan agrigentini, conclusioni delle difese dei gelesi coinvolti nell'inchiesta

I gelesi, per l'accusa, avrebbero mantenuto un ruolo piuttosto rilevante proprio per il traffico di droga, come emerso in altre inchieste analoghe

14 febbraio 2026 17:08
Droga con i clan agrigentini, conclusioni delle difese dei gelesi coinvolti nell'inchiesta -
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Gela. I pm della Dda di Palermo e i carabinieri individuarono una tratta piuttosto ben organizzata, quella tra l'area agrigentina e Gela, per il traffico di sostanze stupefacenti. Un aspetto che poi confluì in un'indagine più ampia, con il coinvolgimento dei presunti vertici dei clan mafiosi di Porto Empedocle e Villaseta. Davanti al gup del tribunale di Palermo, in abbreviato, sono già state richieste condanne, sul finire dello scorso anno. Quelle più pesanti per gli imputati ritenuti a capo dei due clan agrigentini, vent'anni ciascuno per Pietro Capraro e Fabrizio Messina. Ieri, anche le difese dei gelesi coinvolti hanno iniziato a esporre le rispettive conclusioni, cercando di ridimensionare il ruolo dei loro assistiti nell'affare della droga. Condanne erano state richieste per Rocco Grillo e Giuseppe Pasqualino, a nove anni e otto mesi di detenzione ciascuno, per Mirko Salvatore Rapisarda, a otto anni e quattro mesi, Rosario Smorta, a sette anni e due mesi, Giuseppe Piscopo, a sette anni di detenzione, e Antonio Salinitro, a quattro anni. Era stato disposto il dibattimento per il trentaseienne Giuseppe Nicastro, che insieme ad altri imputati non optò per riti alternativi. I gelesi, per l'accusa, avrebbero mantenuto un ruolo piuttosto rilevante proprio per il traffico di droga, come emerso in altre inchieste analoghe. I gelesi sono difesi dagli avvocati Giacomo Ventura, Flavio Sinatra, Davide Limoncello, Salvo Macrì e Danilo Tipo.

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