Donegani si sgancia dai "trionfalismi", su referendum distanze dal sindaco: "Pochi al voto, no ad ammucchiate"

Secondo il leader di “PeR”, una delle ragioni della disaffezione alle urne è da ricondurre alle “alleanze ibride”, tema costante nelle parole dell'ex parlamentare Ars

24 marzo 2026 22:09
Donegani si sgancia dai "trionfalismi", su referendum distanze dal sindaco: "Pochi al voto, no ad ammucchiate" - Miguel Donegani
Miguel Donegani
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Gela. Non esulta né, a maggior ragione, può ritenersi vicino alle posizioni del sindaco Terenziano Di Stefano, all'indomani del referendum che ha bocciato la riforma della giustizia. L'approccio del responsabile organizzativo regionale di Controcorrente, Miguel Donegani, anche segretario regionale “PeR”, è più cauto rispetto a un fronte progressista che ha rimarcato la sconfitta del centrodestra. Donegani si concentra sui bassi dati di affluenza, in città. “Al referendum l’affluenza è stata del 34,8 per cento, tra le più basse della provincia. Al ballottaggio per le amministrative, l’affluenza è stata praticamente identica, intorno al 35 per cento. Questo significa che non siamo davanti a un caso isolato. Siamo davanti a un dato strutturale. Se è vero che in città l’affluenza al referendum è stata tra le più basse, questo dato non dovrebbe meravigliare: è perfettamente coerente con quanto già accaduto alle ultime elezioni amministrative. Infatti, occorre ricordare che il sindaco oggi rappresenta poco più del 20 per cento degli aventi diritto, mentre circa il 79 per cento dei cittadini non lo ha votato o non ha partecipato al voto. Questo non mette in discussione la legittimità della vittoria, che è piena e democratica. Ma pone una questione politica molto seria. La maggioranza dei cittadini non ha partecipato al voto, né alle amministrative né al referendum. E' questo il vero tema, la distanza tra cittadini e politica. Se anche quando si elegge il sindaco la partecipazione è così bassa, e lo stesso accade su un referendum nazionale, allora il problema è più profondo. Esiste una parte enorme della città che non si sente rappresentata. Questo impone una riflessione anche sulla qualità della proposta politica”, dice Donegani. Secondo il leader di “PeR”, una delle ragioni della disaffezione alle urne è da ricondurre alle “alleanze ibride”, tema costante nelle parole dell'ex parlamentare Ars. “Servono visione, identità e coerenza. Non assetti ibridi e poco chiari che confondono e aumentano la sfiducia. Se forze politiche opposte, da destra a sinistra, governano insieme senza una linea chiara, il messaggio che arriva ai cittadini è uno solo: sfiducia, astensionismo e maggiore divisione. E' lì che si gioca la vera partita politica. Riportare al voto chi oggi resta a casa non è solo un obiettivo. Oggi vince il no ma attenzione alle letture trionfalistiche. I dati vanno letti con equilibrio. In molti territori, il risultato è stato determinato anche dal contributo decisivo di liberi cittadini, di forze civiche, associazioni e movimenti non riconducibili ai partiti nazionali, come “PeR” e Controcorrente. Questo dimostra che il voto referendario non è automaticamente sovrapponibile alle dinamiche elettorali. Dove c’è identità e coerenza, si riesce a unire. Dove prevale la confusione politica, e manca coerenza, ci si divide. Il punto vero resta uno, con una proposta chiara, che non dia la sensazione di un’ammucchiata costruita per interessi di partito ma che rappresenti davvero gli interessi della comunità, si può tornare a unire. Chi saprà parlare a chi oggi non vota più farà la differenza”, conclude. Di fatto, il rimando è alle stesse osservazioni condivise da “PeR” e dal consigliere del movimento, Paolo Cafà, esposte davanti al sindaco Terenziano Di Stefano, al momento dell'insediamento dello stesso neo consigliere. “PeR” considererà solo alleanze coerenti di centrosinistra. Un orizzonte che il primo cittadino, pure oggi, ha declinato invece ribadendo la centralità “dell'alleanza che vinse alle amministrative”, con “PeR” che optò per una strada autonoma.

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