"Donegani difende le autocandidature", civici: "Da Di Stefano proposta coerente per Regione"
Per i civici, ciò che ha sostenuto Di Stefano va supportato “non perché abbia il nome già in tasca ma perché ha il metodo giusto"
Gela. Il sindaco Terenziano Di Stefano, nel fine settimana appena trascorso, durante un'iniziativa dei Giovani democratici, in città, ha chiesto a tutti i riferimenti regionali dell'area progressista di sedersi a un tavolo per valutare la candidatura migliore alla presidenza della Regione, in vista del prossimo anno. Si è rivolto al parlamentare Ars e leader di “Controcorrente” Ismaele La Vardera, suggerendogli di non andare da solo, “assumendosi la responsabilità di far vincere il centrodestra”. Il responsabile organizzativo di “Controcorrente”, Miguel Donegani, ha parlato di “ingerenze” di Di Stefano e di un sindaco che “deve occuparsi della città”. I civici, però, rilanciano la proposta del primo cittadino. “L'unità non si costruisce con le trincee – dicono il segretario di “Una Buona Idea” Rino Licata e il gruppo che fa riferimento a Di Stefano – quella del sindaco è una proposta semplice. Tutti si siedano a un tavolo, per ascoltarsi vicendevolmente a assumere la decisione migliore. E' una proposta semplice ma scomoda allo stesso tempo, perché punta a evitare autocandidature, per arrivare insieme, con spirito unitario e responsabile, al nome giusto per la presidenza della Regione”. Secondo i civici, deve essere “un profilo che abbia esperienza amministrativa e politica e capacità di aggregazione. Non un uomo solo al comando ma una sintesi di competenze e territori”. I civici sanno bene quale sia invece la posizione di Donegani, che segue il percorso di La Vardera a livello regionale. “Da Donegani sono arrivate parole critiche che difendono le autocandidature. La questione è politica e non personale. Coerenza vuole - continuano - che ci si comporti non come tifoserie. Tenere il pallino in mano e rivendicare fino allo stremo una candidatura non è forza ma miopia politica. La Sicilia ha bisogno di un presidente che unisca e non divida, che guardi al bene comune e non agli interessi di partito. Dobbiamo sederci intorno a un tavolo, tutti, da pari a pari”. Per i civici, ciò che ha sostenuto Di Stefano va supportato “non perché abbia il nome già in tasca ma perché ha il metodo giusto, condivisione, unità ed esperienza. Non è una questione di poltrone. Fare un passo indietro non è una sconfitta, è un servizio”.
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