"Condanna Lotti svela fatti non isolati", "Europa Verde": "Chi pagherà per ciò che è accaduto in città?"
Dal coordinamento provinciale di “Europa Verde”, è il referente Angelo Amato a ritenere che la sentenza del giudice etneo non vada sottovalutata: l'inchiesta ha toccato direttamente la gestione di procedimenti scaturiti dal ciclo industriale locale
Gela. La decisione del gup del tribunale di Catania che ieri ha disposto la condanna dell'ex procuratore capo di Gela, Lucia Lotti, accusata di corruzione in atti giudiziari, va sottoposta a un'attenta riflessione, anche politica. Dal coordinamento provinciale di “Europa Verde”, è il referente Angelo Amato a ritenere che la sentenza del giudice etneo non vada per nulla sottovalutata, visto che l'inchiesta ha toccato direttamente la gestione di procedimenti penali e di indagini, che in città hanno riguardato l'industria e l'incidenza ambientale. Il pm Lotti, secondo le contestazioni, avrebbe garantito un trattamento di favore all'allora avvocato Piero Amara (rinviato a giudizio per queste contestazioni), legale di Eni in diversi procedimenti per fatti scaturiti dal ciclo industriale locale. “La sentenza di condanna impone ora un atto concreto da parte degli organi di autogoverno della magistratura, è arrivato il momento che il Consiglio superiore della magistratura riapra e rivaluti tutto ciò che è stato archiviato sotto la gestione Lotti, affinché venga fatta piena chiarezza su decisioni, atti e procedimenti che hanno avuto ricadute dirette sul territorio di Gela. Noi come “Europa verde” chiediamo che la politica e i sindacati di oggi rompano quelle catene che per troppo tempo li hanno resi subalterni, silenziosi o complici. Servono autonomia, coraggio e una reale difesa degli interessi dei lavoratori e dei cittadini, non più equilibri di potere costruiti sulla pelle di Gela. Chi pagherà per tutto questo? Chi si assumerà la responsabilità politica, morale ed economica dei danni ambientali, sanitari e sociali subiti dalla nostra città? Gela merita verità, giustizia e rispetto”, dice Amato. Secondo l'esponente di “Europa verde”, “le conseguenze di questo sistema sono sotto gli occhi di tutti. Parliamo del cosiddetto “reparto killer” del petrolchimico, del caso dei serbatoi, dell’inquinamento delle falde acquifere e dei numerosi casi di malformazioni neonatali che negli anni hanno colpito la nostra comunità. Vicende drammatiche che non possono essere scollegate da responsabilità istituzionali, controlli mancati e silenzi colpevoli. A questo quadro si aggiunge una situazione economica e occupazionale devastata. Oggi, la città si ritrova con una raffineria depotenziata sotto il profilo del personale, migliaia di posti di lavoro persi e bonifiche ambientali mai realmente completate, nonostante gli impegni assunti negli anni. Un peso enorme che continua a ricadere sui cittadini”. Davanti alla decisione del gup del tribunale di Catania, che ha concluso per la condanna a Lotti, nonostante una richiesta di assoluzione avanzata dalla procura etnea, è probabile che l'ex procuratore di Gela si rivolga alla corte d'appello. Amato insiste sul fatto che la decisione emessa dal giudice, al termine del rito abbreviato, “non può essere considerata un episodio isolato ma va inserita in un contesto più ampio che ha prodotto enormi danni ambientali, sanitari ed economici”.
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