"Centrodestra ha politicizzato referendum e ha perso", Di Stefano: "Avanti con mia alleanza"

Di Stefano, tra aspetti strettamente politici e riflessioni più tecniche, non salva nulla della riforma e prende nettamente le distanze dalla parte politica che più di ogni altra ha spinto per il sì, quella che sta nel centrodestra

24 marzo 2026 19:48
"Centrodestra ha politicizzato referendum e ha perso", Di Stefano: "Avanti con mia alleanza" - Il sindaco Terenziano Di Stefano
Il sindaco Terenziano Di Stefano
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Gela. Ieri, a esito referendario definito, il sindaco Terenziano Di Stefano non ha tardato a rendere pubblico ciò che già era noto, almeno negli ambienti politici dei suoi sostenitori, ovvero il fatto di aver sostenuto il no alla riforma della giustizia. Un posizionamento che lo colloca, sempre di più, in una zona politica che non è certamente quella del centrodestra, invece ampiamente posto per il sì, ma che guarda con convinzione alla dimensione progressista e di centrosinistra. "È inutile nasconderlo - dice il primo cittadino - il referendum sulla riforma della giustizia ha avuto connotati anche politici. È stato il centrodestra ad avergleli dati ed è stato battuto. C'è chi dovrebbe prenderne atto e fare un passo indietro. La riforma proposta non è andata bene e il metodo non ha funzionato. Tutto quel sistema politico sono convinto debba fare un passo indietro". Il sindaco non si nasconde, quindi, pur ammettendo di non aver esternato prima, pubblicamente, la sua scelta, "per il ruolo istituzionale che ricopro". Da sindaco, ha voluto attendere la chiusura della fase elettoralistica per poi mettere i fattori al giusto posto, almeno rispetto alla sua strategia politica. Il capo dell'amministrazione si sofferma pure su aspetti più tecnici. "Ho votato no - continua - perché quella riforma metteva in discussione il ruolo di una magistratura indipendente. Si sarebbe fatto lo stesso errore, che ancora oggi si paga, legato alla riforma Bassanini della pubblica amministrazione che ha messo nelle mani della burocrazia praticamente tutto, limitando notevolmente la capacità dei sindaci. Faccio un altro richiamo. Da qualche anno, nelle nostre amministrazioni, i revisori dei conti vengono scelti con sorteggio ma sfido chiunque a dire che non abbiano, spesso, un filo ideologico o politico. È giusto, poi, che un magistrato che sbaglia debba risponderne ma questo non significa che lo si debba costringere a limitarsi o a non prendere decisioni, proprio per il timore di vedersi sanzionare". Di Stefano, tra aspetti strettamente politici e riflessioni più tecniche, non salva nulla della riforma e prende nettamente le distanze dalla parte politica che più di ogni altra ha spinto per il sì, quella che sta nel centrodestra. Un esito, alle urne, che nella prospettiva del sindaco e dei suoi va quasi a bissare il successo alle amministrative di due anni fa, ponendo rimandi precisi pure nell'ottica del governo cittadino. "Mutamenti nel governo della città? Li escludo - precisa - è giusto governare con chi mi ha sostenuto fin dall'inizio. Qualcuno dimentica che c'è stata un'agorà e c'è chi lasciò perché già prima di sedersi sapeva di volersi candidare a sindaco. Io e i miei alleati siamo rimasti, altri sono andati via. Ho vinto con questa coalizione e non posso non tenerne conto". Infine, non trascura quello che ieri, nel primo commento al voto, ha definito "spazio nuovo". "Lo confermo è quello dei giovani che hanno votato con percentuali che non si vedevano da tempo - conclude - hanno votato formandosi un'idea libera, che arriva da ciò che apprendono dai social, che non sono sempre fattori diseducativi. Tutti i partiti, di centrodestra così come di centrosinistra, dovrebbero prenderne atto. C'è una nuova generazione che non ha nulla a che fare con i dibattiti televisivi".

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