Case Iacp, a Gela è emergenza sociale: " Non lasciateci per strada"
Famiglie occupanti tornano a protestare al Comune dopo gli sgomberi. SUNIA-CGIL e legale lanciano l’allarme: «Serve un percorso sociale, non solo la forza pubblica».
Gela. Tensione, disperazione e un forte senso di smarrimento negli uffici del Comune di Gela. Una delegazione di famiglie che occupano abusivamente gli alloggi IACP, compreso il nucleo colpito dallo sgombero coatto dei giorni scorsi, è tornata a protestare chiedendo protezione. Al loro fianco la SUNIA-CGIL e il legale pronti a denunciare una crisi che rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza umanitaria.
L’incontro segue il vertice di ieri a Palermo, dove il sindaco Terenziano Di Stefano ha portato sul tavolo regionale le criticità dell'edilizia residenziale pubblica. «Serve umanità», ha ribadito l’assessore ai Servizi Sociali Valeria Caci, facendosi portavoce di una comunità all'esaustione. Trovare casa sul mercato privato a Gela è ormai un'impresa impossibile: i prezzi sono elevati, le garanzie richieste inaccessibili per chi si trova in difficoltà e i proprietari prediligono gli affitti brevi ai turisti nel timore che l'immobile non venga più liberato.
La posizione ufficiale del Comune, inviata alla Regione e all’IACP di Caltanissetta, non intende premiare l'illegalità a danno di chi è in graduatoria. Tuttavia, evidenzia come molti alloggi occupati fossero in origine ruderi riqualificati a spese delle stesse famiglie prive di mezzi. Uno sgombero forzato senza paracadute sociale significa murare le case, lasciarle inutilizzate per mancanza di fondi e gettare minori ed anziani per strada. L'Amministrazione propone quindi di spostare i termini per la regolarizzazione al 31 dicembre 2024 per i casi di grave fragilità o, in alternativa, di congelare gli sfratti per sei mesi avviando un censimento straordinario. La risposta delle istituzioni non può limitarsi all'uso della forza pubblica: serve trasformare l'emergenza in un percorso guidato di recupero prima che la tensione sociale in città esploda in modo irreversibile.
29.3°