Camera penale "Eschilo" aderisce all'astensione dalle udienze: "Messe a repentaglio garanzie costituzionali"
"Ancora una volta, gli avvocati scendono in campo non per difendere interessi corporativi ma quali garanti delle libertà democratiche, per impedire l’indebolimento dei limiti che la Costituzione pone all’esercizio del potere", spiegano gli avvocati
Gela. La Camera Penale “Eschilo” ha inteso aderire all’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria, proclamata con delibera del 31 luglio dalla giunta dell’Ucpi, per i giorni dal 23 al 29 settembre settembre. I legali della Camera penale hanno diffuso una nota sul tema. "Le motivazioni della proclamata astensione attengono alla precisa volontà di richiamare l’attenzione del parlamento, del governo, della società civile e dell’opinione pubblica su alcune questioni, che minano alla base le libertà democratiche e le garanzie processuali. Anzitutto, i fatti di Perugia, relativi alla gravissima vicenda delle intercettazioni dei colloqui tra difensori e assistiti presso la locale casa circondariale, costituiscono una profonda lesione di un principio fondamentale di ogni Stato di diritto ovvero quello della riservatezza delle comunicazioni tra difensore e assistito, che tutela il cittadino nei confronti del potere pubblico. Ancora più grave appare la mancata pubblicazione degli esiti degli accertamenti, disposti dal ministro della giustizia, che lasciano trasparire le conseguenze di una cultura istituzionale, che considera le garanzie come ostacoli all’efficacia dell’azione repressiva. Invero, il quadro complessivo delle riforme implementate e in itinere rivela l’abbandono della prospettiva liberale e garantista più volte annunciata e una nuova espansione del diritto penale, dei poteri investigativi e delle misure di polizia, che sanziona il progressivo prevalere di una politica penale securitaria, simbolica e orientata alla ricerca del consenso, nella quale i diritti fondamentali sono subordinati alle esigenze dell’accusa e dell’ordine pubblico. Difatti, al mancato rispetto dell’impegno di fare piena luce sulla violazione dei colloqui difensivi, si accompagna l’arresto delle riforme dirette a limitare il sequestro indiscriminato dei dispositivi digitali e il tentativo di ampliare l’utilizzazione delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte, nonché, l’estensione dei poteri preventivi di polizia e la regressione della disciplina dell’imputabilità dei minori, oltre la persistente inerzia di fronte alla catastrofe penitenziaria (a oggi, sono 46 i suicidi in carcere). Ancora una volta, gli avvocati scendono in campo non per difendere interessi corporativi ma quali garanti delle libertà democratiche, per impedire l’indebolimento dei limiti che la Costituzione pone all’esercizio del potere. Tali limiti non proteggono il reato, ma tutelano ogni cittadino dall’arbitrio dello Stato e sono espressione dei principi dello Stato costituzionale di diritto".
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