Butera, Inzisa ai dem: "Partito ostaggio di Zuccalà, mancano trasparenza e confronto"
Il dem Stefano Inzisa, che ha lasciato la giunta buterese del sindaco Giovanni Zuccalà, non si sente affatto rappresentato da ciò che ha sostenuto il segretario cittadino democratico Rocco La Placa
Butera. Nessuna decisione per dirigersi verso “altri lidi” o formalizzata solo per ragioni legate “a una sfera personale”. Il dem Stefano Inzisa, che ha lasciato la giunta buterese del sindaco Giovanni Zuccalà, non si sente affatto rappresentato da ciò che ha sostenuto il segretario cittadino democratico Rocco La Placa né da quello che sostiene “una ristretta componente del Pd”. “Non c'è stato alcun reale dibattito interno o confronto democratico, a seguito delle mie dimissioni. Una ristretta parte del Pd ha deciso di prendere le distanze dalla mia persona. Una presa di posizione che tuttavia lascia la porta socchiusa, con l'ambiguità tipica dei soliti tatticismi politici. È l'ennesima dimostrazione di come una realtà importante come il Partito democratico sia oggi ostaggio di un ristretto gruppo che agisce per mere logiche di potere e riposizionamento, senza rispetto per le regole democratiche e per la sfera personale. Le motivazioni delle mie dimissioni le ho espresse con chiarezza nelle sedi istituzionali opportune: prima al sindaco e poi in consiglio comunale. Inoltre – spiega Inzisa - ben prima di formalizzarle, ho manifestato a più riprese e in diverse occasioni al capogruppo, al Segretario e alla quasi totalità del direttivo le mie forti perplessità: le mie rimostranze affondano le radici in un disagio politico maturato nel tempo e non rappresentano in alcun modo una scelta improvvisata. Ci troviamo di fronte a un segretario che sostiene tesi smentite dai fatti, più preoccupato di servire la linea del sindaco che di tutelare la storia e i valori del nostro partito. La responsabilità di aver ignorato ripetutamente la mancanza di trasparenza, collegialità e ascolto ricade interamente su chi ha governato senza ascoltare, non su chi sceglie con coraggio di prendere le distanze. La mia lettera di dimissioni è pubblica e a disposizione di tutti i cittadini all'albo pretorio, affinché possano confrontare le mie reali motivazioni con ricostruzioni di comodo”. Secondo l'ex assessore, il Pd, sulla sua vicenda, si è mosso esclusivamente a traino di Zuccalà. “La presa di distanze di parte del Pd non nasce da una convocazione degli organi di partito, ma dall'ennesima decisione imposta dal sindaco e portata avanti dai suoi fedelissimi. Le attestazioni di stima e le prese di distanza giuntemi in questi giorni da consiglieri comunali del Pd, da membri della segreteria e da semplici tesserati, rimasti del tutto all’oscuro della nota e sistematicamente esclusi dai processi decisionali – aggiunge - confermano la solita gestione basata su decisioni assunte nel chiuso di una stanza. La trasparenza va praticata sempre, non solo quando fa comodo”. Il richiamo alla sfera personale, inoltre, è un aspetto che Inzisa definisce come “inqualificabile”. “Trovo inqualificabile il tentativo di ridurre scelte politiche dolorose e ponderate a vicende personali, tirando in ballo la mia compagna. Le dimissioni di un’assessora in quota M5s e le mie nascono da valutazioni amministrative distinte, ma legate dallo stesso identico disagio di fronte a un metodo di governo non più condivisibile. Usare la sfera personale – dice inoltre - per mascherare una crisi politica evidente è solo un goffo tentativo di coprire la totale mancanza di argomenti politici. Nemmeno gli avversari politici sono mai arrivati a tanto”. Ritorna sul “disagio” che ha espresso già in tempi non sospetti. “A chi mi chiede perché non mi sono dimesso prima, a chi sostiene che ho votato tutto fino al giorno delle dimissioni o a chi insinua con malizia che queste dimissioni a sei mesi dal voto siano frutto di calcoli per approdare verso altri lidi, rispondo ricordando che i miei richiami e le mie riserve erano noti a tutti da tempo. Ho continuato a svolgere il mio ruolo con la coerenza di un amministratore leale che ha sempre votato ciò che era giusto per la comunità. Vorrei inoltre rassicurare tutti: continuerò a votare ogni atto che riterrò giusto e nell'interesse della comunità, perché questo è il mio dovere verso i cittadini. Votare provvedimenti condivisibili – sottolinea - non è una colpa. Il problema nasce quando un'amministrazione pretende di imporre decisioni calate dall'alto. A quel punto, di fronte a un atto che ritengo contrario agli interessi della collettività, ci sono due sole strade: prendere con coraggio le distanze o restare per mera convenienza. La mia contrarietà non è un fatto isolato. La prova palese di una grave crisi politica e di metodo è dimostrata dalle dimissioni rassegnate, a distanza di qualche giorno, anche del vicesindaco, in quota Italia Viva, professoressa Tiziana Carbone, la quale nell’abbandonare l’esecutivo ha formalizzato il suo addio dichiarando di condividere le argomentazioni e le motivazioni politiche che mi hanno indotto alle dimissioni”. Inzisa sollecita una discussione pubblica né si tira fuori del tutto dal Pd. “Invito il segretario di sollecitare l'amministrazione affinché l’atto di giunta, approvato con urgenza, tanto da essere prioritario rispetto alle preannunciate dimissioni, venga presentato e discusso nella massima sede istituzionale, così da consentire – conclude - ai cittadini ogni valutazione di merito. La mia scelta non segna un disimpegno, ma l’inizio di un’azione politica ancora più libera, attenta e coerente al servizio di Butera e, laddove possibile, a tutela del Partito democratico”.
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