Azioni illiquide vendute come sicure, banca dovrà restituire oltre 70.000 euro
Una pronuncia chiara in materia di trasparenza e obblighi informativi nei confronti degli istituti di credito arriva dal Tribunale di Palermo
PALERMO (ITALPRESS) – Una pronuncia chiara in materia di trasparenza e obblighi informativi nei confronti degli istituti di credito arriva dal Tribunale di Palermo, che ha condannato un istituto bancario a restituire oltre 70.000 euro a due risparmiatori siciliani, vittime di un investimento rivelatosi privo di valore. La vicenda riguarda l’acquisto, tra il 2012 e il 2014, tramite Banca Nuova, di azioni di una banca popolare veneta successivamente posta in liquidazione nel 2017. I titoli, divenuti nel tempo completamente illiquidi e privi di valore, avevano di fatto azzerato l’investimento complessivo sostenuto dai due clienti. Il caso trae origine dal 2013, quando uno dei risparmiatori – cliente storico dell’istituto – si era rivolto alla banca per ottenere un finanziamento finalizzato all’acquisto di un immobile destinato a una delle figlie. In tale circostanza, secondo quanto ricostruito in giudizio, i funzionari dell’istituto avrebbero suggerito la stipula di un finanziamento anziché di un mutuo, subordinando tuttavia l’erogazione del credito all’acquisto di azioni della banca veneta da parte del richiedente e dei suoi familiari più stretti.
In questo contesto, il capofamiglia acquistava 1.100 azioni per un controvalore di 68.750 euro; la moglie, contestualmente all’apertura di un conto corrente nel dicembre 2013, acquistava ulteriori 100 azioni per 6.250 euro; anche una figlia procedeva all’acquisto di titoli dello stesso istituto. Un’operazione complessiva che, alla luce degli eventi successivi, si sarebbe rivelata del tutto pregiudizievole per il patrimonio familiare. I risparmiatori si sono quindi rivolti allo studio legale Palmigiano e Associati. Il contenzioso è stato seguito dagli avvocati Alessandro Palmigiano ed Elisabetta Violante. Dopo una battaglia giudiziaria durata quattro anni, la V Sezione Civile del Tribunale di Palermo, con sentenza n. 937/2026 resa dal giudice Claudia Spiga, ha accolto le domande degli investitori, accertando la violazione, da parte dell’intermediario, degli obblighi di correttezza, trasparenza e informazione previsti dalla normativa di settore. Dall’istruttoria è emerso che i titoli erano stati presentati come un investimento sicuro e facilmente liquidabile, senza che venisse fornita un’informativa chiara e completa in merito alla loro natura illiquida e al concreto rischio di perdita integrale del capitale investito. I risparmiatori, caratterizzati da un profilo prudente e privi di specifiche competenze finanziarie, non erano stati messi nelle condizioni di comprendere la reale rischiosità dell’operazione. Il giudice ha ribadito un principio di particolare rilievo: nel collocamento di titoli non quotati e difficilmente rivendibili, l’obbligo informativo dell’intermediario deve essere particolarmente rigoroso. Non risultano sufficienti moduli standard o firme apposte su dichiarazioni generiche; è invece necessario fornire spiegazioni chiare, comprensibili e puntuali sui rischi effettivi dell’investimento. Alla luce di tali accertamenti, la banca è stata condannata alla restituzione delle somme investite, oltre al pagamento delle spese legali.
“Questa sentenza conferma che la tutela del risparmio è un principio concreto – spiega l’avvocato Palmigiano -. Quando un investimento viene proposto senza spiegare davvero i rischi, il cliente ha diritto a essere risarcito. La trasparenza non è un formalismo: è il fondamento del rapporto di fiducia tra banca e risparmiatore”. La decisione rappresenta un segnale significativo a tutela degli investitori retail e si inserisce in un orientamento giurisprudenziale sempre più attento alla sostanza dei comportamenti degli intermediari e alla reale protezione dei risparmiatori.
– foto ufficio stampa Studio Palmigiano e Associati –
(ITALPRESS).
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