Ati idrico, consiglio direttivo revoca procedura per il nuovo manager: "Troppi costi"
L'ultimo a ricoprire questo ruolo fu l'architetto Antonino Collura, dirigente del Comune di Gela. Provvedimento è stato pubblicato
Gela. L'avviso pubblico di tre anni fa, dal quale risultarono in lizza, per il posto di direttore generale, due professionisti, è stato ufficialmente revocato dal consiglio direttivo dell'Assemblea territoriale idrica, presieduto dal sindaco gelese Terenziano Di Stefano. Come avevamo già riferito, con il nuovo corso alla guida dell'Ati, affidato a Di Stefano, non ci sarà più la figura del direttore generale, di fatto il vero e proprio manager incaricato di seguire i tanti iter progettuali per le infrastrutture del ciclo idrico sul territorio provinciale. L'ultimo a ricoprire questo ruolo fu l'architetto Antonino Collura, dirigente del Comune di Gela. Collura potrebbe essere, alla fine, l'unico e solo ad aver svolto queste funzioni, dato che la procedura per la selezione adesso è stata revocata. L'architetto era tra quelli ancora in lizza per l'incarico. Nel provvedimento, come aveva anche confermato il presidente Di Stefano, viene precisato che “l’assunzione di un direttore generale, con il relativo trattamento economico parametrizzato alle figure apicali della dirigenza pubblica locale, graverebbe in modo eccessivo sulle capacità assunzionali e sulla stabilità finanziaria dell'ente, precludendo l’impiego di risorse per il necessario ampliamento della pianta organica operativa”. Inoltre, viene rimarcato che “è emersa la necessità di dare priorità all'acquisizione di personale operativo tecnico e amministrativo e di coordinamento per garantire la continuità e la qualità del servizio, ritenendo, allo stato attuale, la figura del direttore generale non strettamente indispensabile rispetto alle altre esigenze occupazionali”. Sono principalmente i costi a frenare e l'impegno economico, per l'Ati, si sarebbe estrinsecato in un ammontare annuale non inferiore ai 130 mila euro. Cifre per le quali, peraltro, è stato richiesto un parere alla Corte dei Conti, dato che andrebbero a sforare la soglia del 50 per cento del contributo Arera riconosciuto all'Ati. Di Stefano e i sindaci preferiscono puntare sull'assunzione di più personale tecnico, risparmiando i costi per un direttore generale. Attualmente, l'Ati è del tutto carente, quanto a personale. C'è un solo dipendente in pianta stabile e due sono alle dipendenze del Libero Consorzio, con dodici ore per Ati. Una pianta organica deficitaria rispetto alla mole di lavoro da distribuire per tutti i comuni della provincia. Nel provvedimento, si riprende il contenuto di uno degli articoli dell'avviso pubblico per la selezione, nel quale si precisa che “l’Ati di Caltanissetta si riserva la facoltà di sospendere o revocare la procedura selettiva, ovvero di non darvi corso, a seguito di mutate esigenze organizzative o vincoli finanziari, anche dopo l’espletamento della procedura stessa”. La decisione del consiglio direttivo potrebbe però essere impugnata. Pare infatti che ci siano potenziali ricorsi sui quali si sta riflettendo.
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