Area crisi, investimenti fermi: nuova verifica del Senato, "c'è un affare assegnato su questo caso"
Invitalia, i ministeri e la Regione, non sono ancora riusciti a dare l'accelerazione, nonostante l'insistenza amministrativa
Gela. L'area di crisi che non decolla è stata nuovamente oggetto di discussione istituzionale, questa mattina, nel corso della seduta monotematica del civico consesso sugli investimenti a livello locale. Il protocollo di intesa sulla riconversione del sito industriale risale ormai a dodici anni fa ma l'area di crisi che avrebbe dovuto finalizzare progetti alternativi a quelli di Eni non ha dato riscontri, quasi per nulla. Solo uno è stato concretizzato e sul tavolo rimangono circa diciotto milioni di euro. Se ne occuperà nuovamente il Senato, con “un affare assegnato” su tutte le aree di crisi italiane. “Mi è stato riferito che la commissione – ha spiegato il senatore M5s Pietro Lorefice – condurrà la prima verifica proprio sull'area di crisi di Gela”. Il parlamentare nazionale, da anni, svolge un monitoraggio costante sul tema e ha più volte presentato interrogazioni, accompagnate da accessi agli atti. Sono oltre venti i Comuni ricompresi nell'area di crisi, con capofila Gela. Invitalia, i ministeri e la Regione, non sono ancora riusciti a dare l'accelerazione, nonostante l'insistenza amministrativa, con il sindaco Terenziano Di Stefano e l'assessore Filippo Franzone, che hanno attivato nuovamente il tavolo a livello locale. “Dobbiamo dare continuità perché altrimenti i fondi sono destinati ad altre vie – ha sottolineato il sindaco nel suo intervento odierno – non potranno rimanere a disposizione a tempo indeterminato. Nell'arco dei prossimi tre anni, vanno tutti destinati ai progetti”.
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