Area crisi, chiesto al ministero l'avvio di uno sportello locale: Lorefice, "relazione Senato quasi al termine"
L'area di crisi, fino a questo momento, è servita quasi esclusivamente agli ammortizzatori sociali per i lavoratori rimasti senza occupazione e che, almeno sulla carta, dovevano essere riqualificati, allo scopo di una nuova collocazione
Gela. L'area di crisi che a oggi non ha mai espresso potenzialità vere in materia di investimenti, dopo anni sta diventando ancor di più oggetto di tante incertezze istituzionali. Rimangono poco meno di venti milioni di euro da destinare a nuovi potenziali insediamenti produttivi ma solo un progetto, tra quelli proposti, si è concretizzato. L'amministrazione comunale ha ripreso il tavolo istituzionale di confronto mentre di recente, in Senato, la commissione industria ha ancora una volta affrontato il dossier. Il sindaco Terenziano Di Stefano e l'assessore Filippo Franzone, che seguono questo capitolo, hanno ufficialmente richiesto, con una nota indirizzata agli uffici ministeriali, l'avvio di uno sportello in città, che possa fornire gli strumenti necessari ai potenziali investitori. I dati di Invitalia, sulle proposte trasmesse e sui progetti eventualmente selezionati, non sono noti. Uno sportello che sia attivo periodicamente potrebbe essere un primo passo, dopo anni di anonimato. In parlamento, si va verso la conclusione della relazione sull'area di crisi di Gela, alla quale sta lavorando soprattutto il senatore Pietro Lorefice, insieme alla commissione industria. Il report servirà a segnalare le criticità e i ritardi accumulati, sia sul piano nazionale sia sul fronte regionale. Durante la recente audizione in Senato, l'assessore regionale Edy Tamajo aveva spiegato che c'era l'intenzione di organizzare un tavolo tecnico in città, per fare concretamente il punto della situazione. Allo stato, non ci sono stati riscontri. A eccezione dell'unico investimento diventato sito produttivo, per il ciclo del packaging, l'area di crisi è servita esclusivamente agli ammortizzatori sociali per i lavoratori rimasti senza occupazione e che, almeno sulla carta, dovevano essere riqualificati, allo scopo di una nuova collocazione.
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