Appello "Ianus", saranno sentiti un legale e un poliziotto della mobile: in primo grado più di trenta condanne

E' partito il giudizio di secondo grado. Per gli investigatori, i clan di cosa nostra gelese controllavano un vasto traffico di sostanze stupefacenti

17 febbraio 2026 19:31
Appello "Ianus", saranno sentiti un legale e un poliziotto della mobile: in primo grado più di trenta condanne -
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Gela. E' stata decisa la riapertura dell'istruttoria nel giudizio di appello scaturito dalla maxi inchiesta antimafia “Ianus”. Questa mattina, i giudici di secondo grado di Caltanissetta hanno accolto la richiesta difensiva, avanzata, nell'interesse dei loro assistiti, dai legali Davide Limoncello e Giuseppe Cascino. In appello, saranno così sentiti un legale del foro di Gela che stando agli investigatori avrebbe ricevuto minacce nell'ambito di un procedimento civilistico avviato e uno dei poliziotti della squadra mobile di Caltanissetta, che seguì l'attività investigativa. I giudici nisseni valuteranno inoltre alcune richieste di concordato, avanzate per imputati che non fanno parte del gruppo gelese. Nel complesso, in primo grado, con rito abbreviato, le pene più pesanti, a venti anni di detenzione ciascuno, hanno toccato le posizioni di Giuseppe Pasqualino e Salvatore Mirko Rapisarda, ritenuti tra i riferimenti principali del traffico di sostanze stupefacenti. Sedici anni e quattro mesi per un altro imputato collocato nella struttura portante del traffico di droga, Giuseppe Domicoli. Quindici anni e sei mesi di reclusione a Salvatore Nocera. Undici anni e quattro mesi a Giuseppe Borgese. Nove anni e nove mesi a Diego Milazzo, nove anni e quattro mesi per Giuseppe Sicurella, nove anni e un mese per Angelo Lorefice, nove anni a Fabio Palumbo. Otto anni e dieci mesi a Salvatore Azzarelli e Rocco Grillo, otto anni e nove mesi a Mohamed Omar, otto anni a Rocco Rinzivillo (1989), otto anni e due mesi in continuazione per Vincenzo Romano, sette anni a Manuel Ieva, sei anni e otto mesi per le posizioni di Antonio Rapicavoli e Carmelo Scilio, sei anni e due mesi a Giuseppe Sinatra, sei anni a Crocifisso Di Gennaro (era indicato ai vertici del gruppo degli Emmanuello), cinque anni e quattro mesi per Luca Marino, cinque anni e due mesi per Giuliano Scordino, quattro anni e otto mesi a Emanuele Pantano, quattro anni e cinque mesi a Massimiliano Astuti, quattro anni ad Alberto Pasquale Di Dio, quattro anni in continuazione al collaboratore di giustizia Calogero Peritore, quattro anni anche ad Antonio Sollazzo e Salvatore Taormina, tre anni e sette mesi per Alessandro Peritore, tre anni e quattro mesi a Nicola Palena, tre anni a Giuseppina Bonanno, Giacomo Di Noto e Graziana Domicoli, due anni e sei mesi per il collaboratore di giustizia etneo Salvatore Castorina, due anni a Luigi Scuderi, Giuseppe Verdelli. Secondo gli investigatori, i clan di cosa nostra gelese controllavano un vasto traffico di sostanze stupefacenti. Il gup, in primo grado, non ha però riconosciuto ipotesi d'accusa come quelle di mafia e di associazione per il traffico di droga. I pm decisero di impugnare le decisioni emesse nei confronti di Crocifisso Di Gennaro, Giuseppe Domicoli, Manuel Ieva, Angelo Lorefice e Alessandro Peritore, condannati ma senza il riconoscimento di specifici capi di accusa. Venne assolto invece Alessandro Pellegrino e pure in questo caso i pm della Dda hanno proceduto con l'impugnazione. Tra le parti civili, c’è il Comune di Gela, su mandato dell’amministrazione, rappresentato dall’avvocato Giusy Ialazzo. E' parte civile inoltre il Ministero dell’interno, attraverso l’Avvocatura dello Stato (con il legale Giuseppe Laspina). E' in corso il dibattimento ordinario, per altri coinvolti, che invece non hanno optato per riti alternativi. In aula, per il procedimento di appello, si tornerà a marzo. Gli imputati sono rappresentati dagli avvocati Flavio Sinatra, Rosario Prudenti, Davide Limoncello, Carmelo Tuccio, Angelo Cafà, Cristina Alfieri, Rocco Cutini, Domenico Cacocciola, Maria Lucia D’Anna, Salvatore Bruzillà, Dario Polizza Favaloro, Salvatore Pace, Giuseppe Cascino, Luigi Zinno, Andrea Giannino, Alfonso Abate, Luca Cianferoni, Antonio Montana, Calogero Meli, Debora Speciale, Gioacchino Mule’, Salvatore Pennica, Salvo Macrì, Nicoletta Cauchi, Giovanni Lomonaco, Gaetano Rizzo, Giovanni Salvaggio, Calogero Lo Giudice, Fabrizio Bellavista, Paolo Ingrao, Matteo Anzalone, Rosanna D’Arrigo e Teresa Raguccia.

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