Appalti e presunta corruzione, Lisciandra a testimoniare: "Crocetta mi chiese di segnalre i Mendola per le gare Eni"
La testimonianza resa da Lisciandra in aula ha generato la dura reazione dell'imprendiotore Angelo Mendola, fatto uscire su ordine del presidente Pulvirenti. Sono imputati l'ec vicesindaco Siciliano, i due imprenditori e l'ex consigliere comunale Torrenti
Gela. Le contestazioni mosse dalla procura attengono a una presunta corruzione nel rapporto tra l'ingegnere Simone Siciliano, nel periodo durante il quale rivestiva la carica di vicesindaco e assessore dell'allora giunta Messinese, e gli imprenditori Angelo Mendola e Manuele Mendola. Questa mattina, davanti al collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Francesca Pulvirenti, in qualità di testimone è stato sentito l'ingegnere Fabrizio Lisciandra, già alla testa di un importante consorzio di imprese che fu attivo nell'indotto Eni e riferimento di una società di ingegneria. La procura, con il pm Federico Cozzi, ha voluto approfondire passaggi legati all'ex presidente della Regione Rosario Crocetta, in carica durante la sindacatura Messinese. “Con Siciliano andammo dal presidente Crocetta, che conosco fin da quando eravamo giovani – ha spiegato Lisciandra - perché l'amministrazione comunale aveva necessità di sbloccare alcuni iter istituzionali. Crocetta, inizialmente, non voleva incontrare né Siciliano né l'allora sindaco Messinese. Fu soltanto una visita per vicende istituzionali”. Lisciandra ha riferito, inoltre, di aver dato un supporto a Siciliano nel progetto per la realizzazione di un'area portuale nella struttura dell'attuale porto isola. Ha parlato di un incontro con un armatore tunisino che pare avesse manifestato interesse al progetto. Lo stesso Lisciandra, sempre per il rapporto di conoscenza e fiducia che si era instaurato con Crocetta, si occupò del protocollo d'intesa che condusse alla riconversione del sito Eni in bioraffineria. Il testimone, su domande poste dal pubblico ministero, è ritornato su ciò che spiegò alla procura locale circa i Mendola. “Li ho conosciuti, per la prima volta, quando mi vennero a chiedere un lavoro di progettazione perché intendevano partecipare a una gara per la rete del gas a Torino – ha continuato – dissi che lo avrei fatto con la mia società. Se non avessero ottenuto l'appalto non avrei chiesto nessun pagamento. In caso contrario, bisognava valutare il costo. Poi, non seppi più nulla ma la loro azienda vinse quella gara. Si presentarono un anno dopo ma dopo quello che era accaduto gli riferì che non intendevo più collaborare con loro”. Lisciandra, sentito in aula, ha continuato spiegando che “fu Crocetta a chiedermi di segnalare l'azienda dei Mendola per la partecipazione alle gare di Eni, in raffineria”. Proseguendo ha sottolineato che “a Crocetta dissi che non l'avrei fatto”. L'ingegnere nutriva dubbi sui fratelli Mendola. “Al procuratore che mi sentì – ha aggiunto – dissi, usando un'espressione pesante, che li ritenevo "vastasi". Usando questa definizione mi riferivo al loro modo di essere arroganti e malandrini”. Il professionista ha voluto comunque rimarcare che quell'espressione “non c'entra nulla con la criminalità”. “Con me si sono sempre comportati in maniera educata. Ai pm dissi che un loro zio era considerato vicino ad ambienti criminali - ha detto ancora - ma non so se sia mai stato condannato e soprattutto loro li considero una cosa diversa dallo zio”. L'espressione “vastasi” riportata da Lisciandra durante la deposizione ha suscitato la reazione di Angelo Mendola, presente in aula, che lo ha apostrofato duramente. Il presidente Pulvirenti ha ordinato che venisse allontanato dall'aula. Nel giudizio, è imputato pure l'ex consigliere comunale Antonio Torrenti, già parte dello staff aziendale dei Mendola, che venne eletto sotto le insegne del movimento di Crocetta, quello ribattezzato “Il Megafono”. Nel dibattimento, parte civile è il Comune di Gela, assistito dall'avvocato Sandra Amarù. Secondo la procura, ci sarebbero stati episodi corruttivi legati all’acquisizione di quote societarie della “Ssd Città di Gela arl”, che disputò il campionato di calcio di serie D. Circa centosessantamila euro sarebbero stati un presunto lasciapassare che i Mendola avrebbero versato, arrivando a controllare la società calcistica ma con la garanzia però di ottenere appalti, pubblici e privati, attraverso il ruolo del vicesindaco Siciliano e del consigliere Torrenti. Una linea che le difese hanno sempre contestato, già in udienza preliminare: l’azienda dei due imprenditori non ottenne mai lavori dall’ente comunale. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Flavio Sinatra, Antonio Gagliano, Valentino Granvillano, Francesco Furnari e Fabio Fargetta.
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