Anno nuovo, rimpasto “vecchio”: al via il Risiko delle poltrone a Palazzo di Città

Tra assessori sacrificabili, partiti in fibrillazione e Regionali 2027 già sullo sfondo, la maggioranza entra in una fase delicata

02 gennaio 2026 13:13
Anno nuovo, rimpasto “vecchio”: al via il Risiko delle poltrone a Palazzo di Città -
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Gela. Anno nuovo, copione vecchio. A Palazzo di Città il tempo sembra girare in tondo e l’amministrazione Di Stefano si ritrova a fare i conti con le stesse crepe che aveva provato a coprire con le rassicurazioni di fine anno. “Nessun cambio in Giunta”, aveva garantito il primo cittadino. Parole scolpite nella pietra… o forse nella sabbia, visto che oggi un rimpasto appare tutt’altro che fantapolitica. Anzi: i rumors di corridoio parlerebbero addirittura di settimane, non di mesi.

Il toto-assessori è ormai lo sport più praticato nei corridoi comunali, tra una porta chiusa e una telefonata sussurrata. Ufficialmente il sindaco frena, predica calma e stabilità. Ufficiosamente, però, la macchina politica è già in movimento. Perché quando l’orizzonte delle Regionali 2027 comincia a farsi visibile, anche le amministrazioni locali diventano campi di addestramento e posizionamento.

Le prime teste che potrebbero cadere sono quelle considerate “indolori”. Filippo Franzone e Luigi Di Dio, assessori senza rappresentanza in Consiglio comunale, sembrano destinati a essere sacrificati sull’altare degli equilibri politici. Poco importa il lavoro svolto, più volte elogiato dallo stesso sindaco: in politica il merito pesa meno dei numeri. E quando servono caselle libere, chi non porta voti è il primo a pagare il conto.

Ma il vero terreno minato è quello dei partiti. Nel Pd il caso Orlando è diventato una grana difficile da maneggiare. Il capogruppo chiede spazio, visibilità, riconoscimento politico. Il partito, però, guarda altrove, come se sperasse che il problema si risolvesse da solo. Anche nel caso di un rafforzamento della presenza dem in Giunta, difficilmente la scelta cadrebbe su Orlando, sempre più isolato e sempre meno centrale nelle dinamiche interne. Una classica partita di logoramento, giocata a bassa intensità ma ad alto rischio.

Non meno complessa la situazione nel Movimento 5 Stelle. Nuccio Di Paola deve fare i conti con un malcontento che cresce sotto traccia. Una parte dei pentastellati vorrebbe chiudere rapidamente l’esperienza di Morselli, assessore in quota 5 Stelle nata dall’accordo del ballottaggio. A far storcere il naso sarebbero soprattutto le voci – mai del tutto smentite – su un coinvolgimento dell’assessora nella campagna di tesseramento di Forza Italia per l’area di Marco Falcone. Un cortocircuito politico difficile da spiegare a una base che chiede identità e coerenza.

Sul fronte Mpa–Grande Sicilia, invece, l’eventuale uscita avrebbe tutt’altro sapore. Valeria Caci potrebbe lasciare la Giunta comunale per un incarico regionale, nel caso in cui Renato Schifani decidesse di aprire il cantiere del rimpasto e chiedesse agli autonomisti di coprire una quota rosa. Il nome della Caci, sponsorizzato da Lombardo, circola con insistenza. E qui si apre il vero bivio per Di Stefano.

Se l’Mpa dovesse rinunciare alla sua poltrona, il sindaco potrebbe scegliere la strada della continuità, confermando l’alleanza con gli autonomisti e chiedendo un nuovo nome. Sul tavolo ci sarebbero Rosario Caci, Lucia Lupo – ex 5 Stelle, oggi in orbita Mpa- che però, come il vicesindaco Fava manterrebbe il suo posto in consiglio – o la dirigente scolastica Viviana Aldisio, figura molto stimata in campo autonomista e da tempo corteggiata.

Ma c’è anche un’altra strada, più politica e più rischiosa: spostare l’asse della Giunta più a sinistra. Riprendere il dialogo con PeR di Miguel Donegani, che oggi rappresenta anche Controcorrente di Ismaele La Vardera. Ipotesi difficile, ma non impossibile, soprattutto se dovesse arrivare in dote un consigliere comunale, nel caso in cui Paolo Cafà vincesse il secondo round giudiziario contro Grazia Cosentino.

Alla finestra resta Italia Viva, che da tempo tesse la tela con il primo cittadino. Sul piatto potrebbe mettere il nome del segretario cittadino Rochelio Pizzardi o, più defilato, quello dell’ex assessore Giuseppe Ventura. E sullo sfondo, come figurine mai incollate, resistono i nomi degli accordi preelettorali: Salvatore Scerra, Salvatore Sammito, Salvatore Gallo. Per ora attendono. Ma in politica l’attesa è spesso solo la fase che precede il colpo di scena.

Perché se c’è una certezza, a Palazzo di Città, è questa: le promesse passano, le poltrone restano. E quando la campagna elettorale si avvicina, anche chi giura fedeltà alla stabilità inizia a guardare l’orologio. Mai dire mai.

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