Aggredì e ferì un altro stiddaro: Cavallo, "sono stato io, suo comportamento non andava bene"
Sarebbe stato proprio Cavallo, informato delle offese e delle parole pesanti rivolte alla sorella, a chiedere spiegazioni. Non appena raggiunse l'altro stiddaro “lo colpii almeno con due testate e con diversi pugni”
Gela. Ha confermato, collegato in videocollegamento da una località segreta, di aver agito lui, sette anni fa, colpendo ripetutamente e ferendo un conoscente, “a sua volta affiliato alla stidda”. Il collaboratore di giustizia Giuseppe Cavallo è imputato per questi fatti, insieme al fratello Salvatore Cavallo e a Gianluca Parisi. Stando a quanto riferito da Giuseppe Cavallo, che da quasi due anni collabora con la giustizia, c’erano stati atteggiamenti e parole non consone rivolte alla sorella da parte dell’altro stiddaro. Sarebbe stato proprio Cavallo, informato di quanto accaduto, a chiedere spiegazioni. Non appena raggiunse il conoscente “lo colpii almeno con due testate e con diversi pugni”, ha spiegato al giudice Antonio Fiorenza, al pm Tiziana Di Pietro e alle parti. Il collaboratore di giustizia è difeso dall’avvocato Angelo Tornabene. Ha voluto ribadire che dall’inizio del suo percorso si è accusato di “fatti gravi anche di sangue”, per i quali inizialmente non era stato coinvolto in indagini. Gli altri due imputati, assistiti dall’avvocato Davide Limoncello, hanno precisato di non aver preso parte all’aggressione: avrebbero solo accompagnato in auto Giuseppe Cavallo, allontanandosi dal luogo di lavoro, l’allevamento di famiglia. La decisione del giudice, a chiusura del dibattimento, è prevista per settembre. L’aggredito ha rimesso la querela, scelta accettata dai tre imputati.
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