7 cose che probabilmente non sapevi sul tennis professionistico

Dal colore "giallo ottico" delle palline all'origine del punteggio "Love": scopri 7 fatti sorprendenti che hanno segnato la storia del tennis mondiale.

A cura di Redazione Redazione
25 marzo 2026 11:57
7 cose che probabilmente non sapevi sul tennis professionistico - Comitato Paraolimpico
Comitato Paraolimpico
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Il tennis è uno sport di millimetri, resistenza mentale e rituali quasi ossessivi. Per chi lo guarda distrattamente in TV, è una sfida atletica tra due campioni; per chi lo vive da dentro, è un ecosistema regolato da norme rigidissime e tradizioni secolari che sfiorano l'assurdo. Oltre ai colpi spettacolari di Sinner o Alcaraz, esiste un dietro le quinte fatto di dettagli tecnici e aneddoti storici che spesso sfuggono anche ai fan più accaniti.


1. Il giallo imposto dalla televisione

Non tutti sanno che, fino agli anni '70, le palline da tennis erano prevalentemente bianche o nere. Il passaggio al celebre "giallo ottico" non è dipeso da ragioni tecniche legate al gioco, ma da un’esigenza puramente televisiva. Con l’avvento delle trasmissioni a colori, Sir David Attenborough (allora dirigente della BBC) si rese conto che le palline bianche sparivano letteralmente sullo schermo. L'ITF adottò il giallo nel 1972, anche se Wimbledon, fedele alla tradizione, resistette fino al 1986 prima di uniformarsi.


2. L'enigma del punteggio "Love"

Perché nel tennis lo zero si chiama Love? La teoria più accreditata non ha nulla a che vedere con il romanticismo. Pare derivi dal francese l'œuf (l'uovo), scelto per la somiglianza della sua forma con la cifra zero. Gli inglesi avrebbero poi storpiato la pronuncia in love.

Questa particolarità etimologica contribuisce al fascino di uno sport dove ogni singolo quindici può ribaltare l'inerzia di un match. Proprio questa imprevedibilità alimenta l'interesse per le analisi e le scommesse tennis di oggi, che riflettono la costante ricerca di equilibrio tra statistiche storiche e stato di forma momentaneo degli atleti. Per consultare i dati ufficiali sui ranking e le prestazioni in tempo reale, il sito dell’ATP Tour rimane la fonte primaria di informazione per ogni analista.


3. Corde fatte di... budello

Nonostante la tecnologia abbia fatto passi da gigante con il poliestere e il kevlar, molti professionisti utilizzano ancora corde in "budello naturale". Si tratta letteralmente di membrane dell'intestino bovino. Per incordare una singola racchetta servono le viscere di circa tre mucche. Perché usarle? Offrono una sensibilità e una tenuta di tensione che nessun materiale sintetico è ancora riuscito a replicare perfettamente.


4. La breve vita di una pallina

In un match professionistico, le palline hanno una "data di scadenza" che si misura in minuti. Vengono sostituite per la prima volta dopo i primi sette game (per compensare l'usura del riscaldamento) e successivamente ogni nove game. Durante un incontro intenso, la pressione interna e il feltro esterno si degradano così velocemente che la velocità del rimbalzo cambierebbe drasticamente se non venissero cambiate con questa frequenza.


5. L'erba di Wimbledon è un'opera d'ingegneria

A Londra non si scherza con il giardinaggio. L'erba dei campi di Church Road è composta al 100% da loietto perenne ed è tagliata rigorosamente a un'altezza di 8 millimetri. Una precisione millimetrica necessaria per garantire che il rimbalzo sia il più uniforme possibile su una superficie viva che, col passare dei giorni, tende inevitabilmente a consumarsi.


6. Il record di velocità e la "maledizione" dei 250 km/h

Il servizio più veloce mai registrato ufficialmente appartiene all'australiano Samuel Groth, che nel 2012 ha scagliato una palla a 263 km/h durante un torneo Challenger. Tuttavia, l'ATP non riconosce sempre questi record se non vengono registrati con apparecchiature omologate per il circuito maggiore. Curiosamente, molti dei servizi più veloci della storia sono stati effettuati da giocatori fuori dalla top 50, a dimostrazione che la potenza pura non è l'unico ingrediente per scalare il ranking.


7. Grida e decibel sul campo

Le urla dei giocatori al momento dell'impatto, spesso criticate dal pubblico, hanno una funzione fisiologica: aiutano a stabilizzare i muscoli del core e a massimizzare l'espirazione durante lo sforzo. Maria Sharapova, una delle "urlatrici" più famose, ha raggiunto picchi di 101 decibel, un rumore paragonabile a quello di un trapano elettrico o di una motocicletta a distanza ravvicinata.

Oggi il tennis è più veloce e fisico che mai, ma sono questi piccoli dettagli, sospesi tra scienza e folklore, a renderlo uno degli sport più seguiti e studiati al mondo. Ogni volta che un tennista chiede "quattro palline" prima di servire, sta portando avanti un rito che affonda le radici in decenni di evoluzione tecnica e scaramanzie personali.


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