Radioligandi, l’evoluzione del sistema passa dai nuovi modelli organizzativi

MILANO (ITALPRESS) - Le terapie con radioligandi rappresentano un nuovo capitolo della lotta contro il cancro, attraverso l'approccio pionieristico della teranostica, nella quale diagnosi e terapia si...

A cura di Redazione Redazione
15 giugno 2026 14:53
Radioligandi, l’evoluzione del sistema passa dai nuovi modelli organizzativi -
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MILANO (ITALPRESS) - Le terapie con radioligandi rappresentano un nuovo capitolo della lotta contro il cancro, attraverso l'approccio pionieristico della teranostica, nella quale diagnosi e terapia si integrano; i radioligandi sono in grado di veicolare radiazioni direttamente alle cellule che esprimono il target specifico, con un'azione mirata e rappresentano un'area di ricerca in evoluzione nel trattamento dei tumori avanzati; parallelamente emerge la necessità di modelli organizzativi in grado di rispondere alla nuova domanda di cura.

"La terapia con radioligandi rappresenta un'innovazione rilevante, perchè permette di colpire in modo selettivo la malattia sulla base delle caratteristiche biologiche del tumore - spiega Fabio Calabrò, Direttore UOC Oncologia Medica 1, Istituto Nazionale Tumori "Regina Elena" di Roma -. E' un approccio che integra diagnosi e trattamento e consente di trattare i pazienti che possono realmente beneficiarne, aprendo nuove opportunità nella medicina personalizzata".

Novartis è tra le aziende pioniere nello sviluppo delle terapie con radioligandi, oggi considerate tra le piattaforme più avanzate della medicina di precisione in oncologia. In questo contesto, l'Italia rappresenta un nodo strategico per la produzione globale di radioligandi, grazie alla presenza di siti altamente specializzati, come quelli di Ivrea e Saluggia, in grado di garantire la disponibilità di queste terapie per i pazienti a livello internazionale.

Accanto all'innovazione terapeutica emerge oggi una sfida decisiva: la capacità del sistema di tradurre l'innovazione in accesso reale. La crescente domanda, unita a una distribuzione ancora non omogenea delle infrastrutture, rischia di generare disuguaglianze tra i pazienti. Senza un sistema pienamente pronto ad accogliere questa innovazione, anche i progressi più avanzati rischiano di non tradursi in benefici concreti ed equi per tutti.

La diffusione delle RLT richiede infatti un'evoluzione dei modelli organizzativi: più integrazione tra oncologia e medicina nucleare, processi più efficienti e, soprattutto, un potenziamento della capacità operativa dei centri per garantire una presa in carico tempestiva ed una continuità assistenziale.

Il monitoraggio dei centri evidenzia un progressivo rafforzamento della capacità del sistema di accogliere l'innovazione sul territorio nazionale, con un totale di 47 centri attivi distribuiti in 18 regioni italiane, ma al tempo stesso mostra una distribuzione non uniforme, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord e Centro. In particolare, la Lombardia si conferma come una delle aree a maggiore densità di centri, seguita da Lazio, Campania ed Emilia-Romagna, mentre alcune regioni del Sud e delle Isole, come Calabria e Sardegna, risultano rappresentate da un numero più limitato di strutture. Questo andamento riflette un sistema in evoluzione nella sua capacità organizzativa e assistenziale, ma ancora caratterizzato da differenze territoriali.

Nel complesso, i dati evidenziano quindi un duplice trend: da un lato, il consolidamento della rete nazionale e l'ampliamento dell'offerta, dall'altro la necessità di proseguire nel rafforzamento dei modelli organizzativi e delle reti regionali per garantire un accesso sempre più equo e omogeneo alle cure su tutto il territorio.

"La diffusione della terapia con radioligandi pone sfide organizzative rilevanti, sia in termini di capacità dei centri sia di accesso per i pazienti - dichiara Claudio Rossetti, Direttore S.C. Medicina Nucleare Ospedale Niguarda e Coordinatore del Dipartimento interaziendale di Medicina Nucleare della Lombardia -. La collaborazione tra centri è un fattore chiave: modelli condivisi permettono di gestire in modo coordinato le diverse fasi del trattamento, migliorando l'accessibilità e la qualità della presa in carico".

In questa direzione si inseriscono esperienze concrete come il progetto RE-MODEL, sviluppato da Novartis in collaborazione con il Politecnico di Milano, che dimostrano come sia possibile ripensare l'organizzazione dei percorsi di cura per ottimizzare i flussi, aumentare la capacità dei centri e rendere l'innovazione realmente accessibile su tutto il territorio. Il progetto, realizzato con il coinvolgimento di oltre 20 centri di Medicina Nucleare a livello nazionale, ha evidenziato come modelli organizzativi evoluti, che abilitino una gestione diurna del paziente, possano portare a un incremento della capacità operativa fino all'80%, consentendo di trattare fino al 15% in più di pazienti attraverso un utilizzo più efficiente delle risorse a disposizione e una rimodulazione dell'impiego di spazi e personale producendo un aumento di oltre il 40% dell'indice di rotazione dei posti letto.

"Oggi il valore dell'innovazione si misura anche nella capacità del sistema di renderla concretamente accessibile. Per questo diventa centrale la capacità del sistema sanitario di accogliere e integrare questa innovazione: accanto alla disponibilità della piattaforma terapeutica, servono organizzazione, integrazione multidisciplinare e adeguata capacità operativa dei centri. La sfida oggi non è solo innovare, ma rendere l'innovazione realmente disponibile per tutti", conclude Marco Amorese, Head of Innovation, Business Excellence & Execution and Mature Brands, Novartis.

- Foto ufficio stampa Novartis -

(ITALPRESS).

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 15 giugno 2026

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