Progressisti chiamano all'unità regionale, in città dialogo complesso tra alleanza Di Stefano e "Controcorrente"

Se ad Agrigento è prevalsa l'idea di un dialogo di coalizione, nelle intenzioni da scandire come un mantra per tutti i pezzi dell'alternativa a Schifani e al centrodestra, in città qualche distanza rimane

06 settembre 2026 20:00
Progressisti chiamano all'unità regionale, in città dialogo complesso tra alleanza Di Stefano e "Controcorrente"  - I dirigenti locali di "Controcorrente" insieme al sindaco Di Stefano
I dirigenti locali di "Controcorrente" insieme al sindaco Di Stefano
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Gela. Ad Agrigento il dialogo è stato confermato, tra forze progressiste a livello regionale, nella due giorni che ha sancito il primo passo ufficiale e pubblico dell'intesa tra “Controcorrente” del parlamentare Ars Ismaele La Vardera e “Progetto civico Italia” ispirato dall'assessore comunale di Roma Alessandro Onorato. Nella città dei templi, durante la kermesse, sul palco e in videocollegamento, si sono alternati praticamente tutti i riferimenti regionali di area progressista e i leader nazionali, compreso quello del Movimento cinquestelle, l'ex primo ministro Giuseppe Conte. Da La Vardera a Onorato passando per il coordinatore regionale M5s Nuccio Di Paola e per il segretario siciliano dem Anthony Barbagallo (senza dimenticare tutte le altre forze di sinistra che si rifanno all'alternativa al governo del presidente della Regione Renato Schifani), l'approccio è stato segnato da spunti di convergenza su più fronti. I radar progressisti, nel tentativo, non facile, di costruire una coalizione che possa avere i numeri per battere la corazzata centrodestra (stando almeno ai precedenti), sono tutti posizionati sui lavori per l'unità. La Vardera ha già spiegato che non farà passi indietro rispetto al suo intendimento di correre per la presidenza della Regione. I dem, come ha riferito Barbagallo, indicheranno un loro nome. Il vicepresidente Ars Nuccio Di Paola, richiamando la parola d'ordine del dialogo, ha insistito sul fatto che si debbano oltrepassare “i personalismi”. Tra primarie di coalizione tutte da definire e possibili candidature per sfidare Schifani (potenziale leader del centrodestra siciliano anche per le urne del prossimo anno), il lavoro del campo largo è tutt'ora in essere. Una tappa del tavolo regionale è passata da Gela, tra le poche grandi città siciliane governata da una coalizione che si rifà al fronte progressista, guidata dal sindaco civico Terenziano Di Stefano. Se ad Agrigento è prevalsa l'idea di un dialogo di coalizione, nelle intenzioni da scandire come un mantra per tutti i pezzi dell'alternativa a Schifani e al centrodestra, in città qualche distanza rimane. Alla convention non sono mancati volti più che noti per il contesto politico locale. Sul palco, tra gli altri, Miguel Donegani, che è dirigente regionale di “Controcorrente”, molto vicino a La Vardera. Il vicepresidente Ars Di Paola ha voluto esserci, in rappresentanza del Movimento cinquestelle e ben conscio che il leader Conte avrebbe detto la propria. Chiaramente, hanno partecipato attivamente pure i dirigenti territoriali di “Progetto civico Italia”: quelli con ruoli regionali, il consigliere nisseno Annalisa Petitto e il dirigente niscemese Massimo Arena, e il coordinatore gelese Giacomo Gulizzi. Non c'erano i civici che si rifanno al sindaco Terenziano Di Stefano, parte integrante della rete “Spazio civico”. Proprio i rapporti politici tra il primo cittadino gelese, la sua maggioranza e “Controcorrente” (in città con referente lo stesso Donegani), da tempo non riescono a decollare, seppur un anno fa ci fu l'intesa per le provinciali, poi venuta meno a urne chiuse. Nella coalizione di Di Stefano, per ciò che riguarda le sigle progressiste, mancano all'appello solo “Controcorrente” e Italia Viva. Per i renziani, le possibilità di una convergenza complessiva rimangono in piedi mentre con il gruppo di La Vardera manca un confronto convinto. Per Donegani - lo ha ribadito pure dal palco di Agrigento - l'unità va trovata nel campo progressista “per battere il centrodestra”. L'ex parlamentare Ars ha sempre messo il veto a un potenziale avvicinamento alla maggioranza in municipio fino a quando annovererà entità come l'Mpa, schierate con il centrodestra in Regione e in Provincia. A loro volta, il sindaco e i suoi civici hanno più volte dimostrato scarso feeling verso Donegani e “Controcorrente”, alimentato da scelte decisamente agli antipodi su temi come la sanità (quello che tiene banco da mesi con il presidio allestito davanti al nosocomio “Vittorio Emanuele” e al quale “Controcorrente” non ha aderito). Le frecciate reciproche si sono susseguite e ancora oggi prevale un certo “gelo” politico lungo l'asse Di Stefano-Donegani. In aula consiliare, l'atteggiamento di "Controcorrente", attraverso il consigliere Paolo Cafà, continua a essere volto alla responsabilità: in settimana è arrivato il sì al regolamento per la definizione agevolata dei tributi, portato in consiglio dall'amministrazione comunale e sostenuto proprio da Cafà (l'unico del fronte di opposizione). Sembrano comunque piuttosto lontani i mesi della campagna elettorale di due anni fa, per le amministrative, quando La Vardera, ancora sotto le insegne di “Sud chiama nord”, in città venne per sostenere la candidatura a primo cittadino di Di Stefano. Le prossime settimane, per il sindaco e i suoi alleati, rispetto al capitolo politico e di strategia, saranno di confronto e riflessione, con la verifica che dovrebbe mettere le basi per andare avanti, facendo un ticket interno a due anni e mezzo dalla vittoria del 2024 e puntando dritto alla continuità, verso il 2029. Per ora, ipotizzare che i buoni propositi di Agrigento possano essere ribaltati in città non pare soluzione a portata di mano. Se Di Stefano, a verifica conclusa, dovesse ridisegnare la sua coalizione, magari senza i partiti che hanno preso impegni con il centrodestra regionale, forse qualche spiraglio potrebbe aprirsi ma è fin troppo prematuro ipotizzarlo. Le scadenze elettorali del prossimo anno, con o senza intese in città, comunque potrebbero mettere insieme, nel campo progressista, gruppi e partiti non necessariamente alleati nei territori.

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