Marchi, la CGIL: "Vittima dell'indifferenza dello Stato"
La CGIL denuncia: la morte del vigile del fuoco Alessandro Marchi non è una fatalità. Stato e Regione indifferenti. Emergenza incendi e sicurezza lavoro al centro.
Caltanissetta - La morte di Alessandro Marchi, il vigile del fuoco morto ieri dopo un improvviso malore mentre lavorava allo spegnimento di un vasto rogo a San Cataldo, non è una fatalità. Per CGIL e FP CGIL è la tragica conseguenza di uno Stato e di una politica regionale che da anni antepongono il profitto alla sicurezza dei lavoratori.
"Non possiamo più accettare il silenzio e l'indifferenza", scrivono la segretaria generale Rosanna Moncada e il segretario della FP CGIL Sandro Pagaria. La Sicilia brucia ogni estate in un'emergenza climatica ormai cronica, ma il sistema resta impreparato, sotto organico, con vigili costretti a turni massacranti e temperature proibitive.
Il sindacato chiede investimenti strutturali urgenti, un piano straordinario di assunzioni e mezzi più sicuri. "Il lavoro deve essere sinonimo di sicurezza e dignità, mai di morte".
La CGIL esprime cordoglio alla famiglia Marchi, ma trasforma il lutto in denuncia politica. Perché dietro ogni morte sul lavoro c'è una responsabilità che qualcuno deve assumersi.
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