"Malesseri" dem, convivenza difficile M5s e moniti al gruppo Morselli: campanelli d'allarme per Di Stefano
Le recriminazioni politiche di Orlando, l'affondo dem contro i “deliri di visibilità”, la governance Ghelas e la convivenza non sempre facile in casa M5s, stanno alimentando segnali pratici che Di Stefano è chiamato a interpretare in profondità
Gela. I problemi di convivenza interna, nella maggioranza del sindaco Terenziano Di Stefano, ci sono e il primo cittadino, fino a ora, è sempre stato capace di gestire un equilibrio non sempre scontato. Le ultime sedute del civico consesso, però, stanno rendendo palesi difficoltà che rischiano di limitare l'azione consiliare e che soprattutto trasmigrano in quello che dovrebbe essere un pieno dialogo tra alleati. Nella settimana che si sta per chiudere, è stato inciso pubblicamente il dissenso del capogruppo del Pd Gaetano Orlando, che pare aver perso fiducia nei riguardi del primo cittadino, principalmente circa il capitolo degli accordi elettori e della rappresentatività del partito nella compagine di governo locale. Senza peli sulla lingua, l'esponente dem ha detto che il primo cittadino teme di mettere mano alla giunta e alla gestione Ghelas, perché “stretto” dai partiti e dagli incastri da osservare. Ieri sera, invece, la fronda dem è stata ancor più plateale ma senza un rimando diretto alle posizioni di Orlando. Il capogruppo e gli altri consiglieri presenti in aula, compreso il vicesindaco Giuseppe Fava, hanno lasciato i lavori in corso, facendo venire meno il numero legale mentre stava per fare l'esordio il dibattito sul regolamento per la definizione agevolata dei tributi. I democratici, a seduta ormai conclusa, sono stati risoluti nello spiegare che non accetteranno “imposizioni che pretendono di commissariare il consiglio comunale” e ancora di “non tollerare chi manifesta deliri di visibilità o onnipotenza”. Quella del gruppo consiliare del Partito democratico è stata una reazione, anche inattesa quanto a consistenza, rivolta in direzione del presidente M5s della commissione bilancio Vincenzo Tomasi, che ieri sera stava per esporre i contenuti del regolamento ma per i democratici trascurando quanto fatto dall'altro consigliere dem, Lorena Alabiso, assente e che pare abbia ritenuto non corretta l'accelerata del pentastellato. Andando oltre il mero caso, che certamente verrà superato, ciò che rimane in filigrana è il messaggio, criptico ma non troppo, pervenuto dai democratici che hanno voluto lanciare il sasso nello stagno della maggioranza, richiamando l'attenzione, fra le righe, sul ruolo del gruppo che fa riferimento all'assessore Romina Morselli, compreso appunto il presidente Tomasi. Il bersaglio politico grosso sembra proprio questo e le parole usate dai consiglieri dem, a conclusione della seduta, sono indirizzate in primis al sindaco. Il rapporto politico quasi di ferro tra il primo cittadino civico e il gruppo dell'assessore Morselli non è una scoperta per nessuno e anzi Di Stefano, di recente, ha ribadito l'importanza di questo contributo, già in fase elettorale. I democratici fanno fatica a sostenere numeri che non corrispondono a un peso effettivo nelle decisioni di governo della città e inoltre non hanno mancato di evocare “scelte teleguidate dall’esterno”. Non è la prima volta che la questione viene posta da aree della maggioranza e il sindaco ha sempre ribadito la sua piena fiducia nell'assessore Morselli, al proprio fianco pure nel percorso burocratico per arrivare all'inaugurazione del museo dei relitti greci, tassello del progetto di sviluppo turistico e culturale della città, punta massima nella visione amministrativa dell'assessore e dei suoi sostenitori. Politicamente, il gruppo che la supporta non trova un'ospitalità completa neppure in quella che dovrebbe essere casa propria, stando ai dettami dell'intesa di due anni fa. Tra le file del Movimento cinquestelle, sotto la cui bandiera si muove in giunta l'assessore Morselli, il suo gruppo si trova a coesistere con altri esponenti che non lo riconoscono e non si sentono rappresentati. Le parole, più volte confermate, dal consigliere comunale Massimiliano Giorrannello e le ritrosie consumate da altri pezzi istituzionali che rappresentano il partito, sono fattori da non sottovalutare. Del resto, che non ci sia un dialogo così frequente tra l'assessore Morselli e il presidente del civico consesso Paola Giudice, a sua volta sotto le insegne M5s, è noto a tanti negli ambienti di maggioranza. Sono approcci politici differenti che non trovano, spesso, elementi di comunanza. Morselli e il suo gruppo (che non hanno mai nascosto i legami di amicizia con l'europarlamentare FI Marco Falcone), oltre a quello del sindaco, possono contare sulla volontà del vicepresidente dell'Ars Nuccio Di Paola, che due anni fa volle l'accordo e lo ha difeso senza mai cambiare idea, conscio del peso elettorale che condusse la lista M5s, alle amministrative, a strappare il ticket dei seggi in consiglio. Le recriminazioni politiche di Orlando, l'affondo dem contro i “deliri di visibilità”, la governance di Ghelas e la convivenza non sempre facile in casa M5s, stanno man mano alimentando segnali pratici che Di Stefano è chiamato a interpretare in profondità, ricercando soluzioni per non perdere pezzi e soprattutto per dare continuità al progetto per la città.
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